Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

In America Latina si definiscono nuove alleanze

· Nascono organismi regionali ·

Nel mutamento in corso degli assetti geopolitici mondiali potrebbe avere un potenziale ruolo di rilievo la costituzione della Comunità degli Stati latinoamericani e caraibici (Celac), un nuovo organismo regionale del quale sono state gettate le basi in una riunione la scorsa settimana a Caracas tra i ministri degli Esteri di trenta Paesi dell’area. La Celac sarà formalmente costituita in un vertice dei capi di Stato fissato per il 5 e 6 luglio, sempre nella capitale venezuelana.

L’organismo nasce con una chiara vocazione latinoamericana e sembra destinato a porsi come alternativa all’Organizzazione degli Stati americani (Osa), che comprende anche Stati Uniti e Canada. Del resto, la nascita della Celac, su impulso di Cile e Venezuela, era stata annunciata nel febbraio 2010 al summit dei presidenti di Cancún, in Messico, proprio con l’obiettivo dichiarato di arginare l’influenza di Washington nella regione e di riequilibrare i rapporti continentali, considerati sbilanciati a vantaggio appunto degli Stati Uniti.

Il presidente venezuelano Hugo Chávez, in un intervento introduttivo ai lavori della riunione ministeriale, ha parlato di «un fatto storico». Ma anche esponenti di Governi su posizioni politiche lontane da quelle di Chávez hanno sposato la tesi dell’integrazione latinoamericana come freno a un condizionamento nordamericano sia sul piano politico sia su quello del modello di sviluppo. Non a caso, nel documento messo a punto per tracciare le linee guida della Celac si legge che l’organismo «dovrà innanzitutto promuovere l’integrazione regionale allo scopo di approfondire il nostro sviluppo sostenibile e dare impulso all’agenda regionale nei fori mondiali».

Per farlo, i Paesi aderenti intendono soprattutto aumentare la loro coesione. «Sarà il forum più importante della nostra regione. Stiamo costruendo l’architettura delle regole di base per il funzionamento di questa nuova istituzione, questo sogno di integrazione che Simón Bolívar forgiò per tutta l’America Latina e i Caraibi», ha dichiarato il vice ministro degli Esteri cileno, Fernando Schmidt. Da parte sua, il ministro degli Esteri argentino, Héctor Timerman, ha sottolineato l’importanza del nuovo meccanismo di concertazione «per non ritrovarci mai più divisi». Il documento costitutivo del Celac includerà tra l’altro una clausola democratica — un atto significativo in un continente che in epoche abbastanza recenti ha conosciuto diverse forme di dittatura, soprattutto militari — oltre a una clausola di non ingerenza nelle questioni interne dei Paesi, per garantire indipendenza e sovranità, che i vari Governi sudamericani, centroamericani e caraibici non intendono cedere. Già questo, come accade quasi completamente con l’Unione africana e in parte rilevante con la stessa Unione europea, potrebbe però inficiare la capacità dell’America latina di riuscire a parlare con una voce sola nei contesti internazionali, aumentando la propria capacità di contribuire a determinarne le scelte.

Ciò detto, la nascita del nuovo organismo non costituisce di per sé un declino dell’influenza statunitense. Nelle stesse ore nelle quali si varava la struttura della Celac, nasceva in una riunione a Lima tra i presidente di Perú, Colombia, Messico e Cile, un altro organismo regionale, orientato prevalentemente nel campo economico e commerciale, che avrà gli Stati Uniti come principale interlocutore. L’organismo, denominato Accordo del Pacifico o Accordo di integrazione profonda (Aip) intende mettere a punto politiche congiunte per rafforzare settori produttivi, servizi e investimenti, ma anche combattere uniti contrabbando e narcotraffico e il riciclaggio di denaro.

L’Aip si è data cioè in gran parte l’obiettivo a suo tempo dichiarato dal fallito progetto statunitense dell’Alca, l’Area di libero commercio delle Americhe. Secondo diversi analisti, l’Aip si pone inoltre, sul piano commerciale, in competizione con il Mercosur, il mercato comune di cui fanno parte Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, con il Venezuela in via di adesione, ma anche con l’Unasur, l’Unione delle Nazioni sudamericane. Sul piano politico, l’Aip sembra destinata a fare da contrappeso soprattutto all’Alba, l’Alleanza bolivariana per le Americhe, promossa da Venezuela e Cuba. Più in generale, diversi analisti sostengono che l’Aip potrebbe vanificare proprio gli sforzi portati avanti da alcuni Paesi per liberarsi dell’ingerenza di Washington.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

26 agosto 2019

NOTIZIE CORRELATE