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In acque difficili

· Quattrocento migranti tratti in salvo nel Canale di Sicilia mentre l’Italia lancia l’operazione Mare Nostrum ·

«Le porte di Lampedusa sono le nostre porte, ma anche dell’Europa». Le parole del ministro dell’Integrazione italiano, Cécile Kyenge, pronunciate oggi a Torino, fotografano la dimensione globale che ha acquisito la questione immigrazione nell’Unione europea, mentre nel Mezzogiorno italiano continuano senza sosta gli sbarchi e i salvataggi. «L’obiettivo del Governo è cambiare  l’approccio di Frontex, rafforzare i canali umanitari per salvare più vite» ha detto Kyenge.

Quattrocento migranti sono stati salvati nella notte dalle motovedette che operano incessantemente nel Canale di Sicilia e che sono intervenute in quattro distinti interventi. Il primo barcone soccorso è stato un gommone con ottanta persone a bordo che si trovava in acque libiche: la centrale operativa delle Capitanerie di porto ha dirottato in zona un mercantile che ha preso a bordo i migranti e li ha trasferiti a Pozzallo. Nella zona tra Malta e Lampedusa un barcone con circa 250 eritrei a bordo è stato soccorso dalle navi della Marina militare e da quelle della Guardia costiera. I migranti sono stati trasferiti a Lampedusa. In un terzo intervento, sono state tratte in salvo ottanta persone. Inoltre, a 35 miglia a sud-ovest di Marsala, la Guardia di Finanza ha soccorso un’imbarcazione con a bordo sei tunisini. Sono invece tutti di nazionalità somala i tre scafisti arrestati oggi dal Gruppo interforze della Procura di Siracusa.

Intanto, oggi ha attraccato a Porto Empedocle la nave Libra della Marina militare, che ha trasportato da Lampedusa altre 150 salme delle vittime del naufragio del 3 ottobre. I primi a sbarcare sono stati due piccoli feretri bianchi, quelli dei bambini morti nella strage.

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16 dicembre 2019

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