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Imposto il coprifuoco
in Tunisia

· Il presidente punta il dito contro l’Is ·

Il cosiddetto Stato islamico (Is) è pronto in Libia e «attende il momento propizio per intervenire in Tunisia» e destabilizzarla. «Ma lo Stato è forte e resisterà con determinazione». In un discorso televisivo alla Nazione sulle proteste sociali che da quasi una settimana agitano il Paese nordafricano, il presidente della Repubblica, Béji Caïd Essebsi, ha accusato ieri sera le forze ostili, interne ed esterne, e ha messo in guardia dalla minaccia jihadista — il Paese è stato già colpito nel 2015 da una serie di attentati — che attende alle frontiere per approfittare della situazione.

 Fiamme nelle strade di Kasserine (Afp)

Il presidente ha poi invitato il Governo tunisino a elaborare un progetto per risolvere il problema della disoccupazione perché «senza lavoro non c’è dignità». Ieri è stato decretato il coprifuoco notturno in tutto il Paese che attraversa la crisi peggiore dalla rivoluzione dei Gelsomini di cui è stato appena celebrato il quinto anniversario. La misura è in vigore dalle 20 alle 5 del mattino su tutto il territorio dopo che anche ieri erano proseguiti fino a notte fonda i disordini a Kasserine e in molte altre città: da Sfax a Biserta, da Sousse a Kairouan fino alla periferia di Tunisi dove è stata saccheggiata una banca, con un bilancio di 16 arresti e 44 agenti feriti. Dal canto suo, il premier tunisino, Habib Essid, ha intanto annullato tutti gli impegni all’estero e accorciato la visita prevista a Parigi dove ieri pomeriggio è stato ricevuto dal presidente francese, François Hollande, incassando un nuovo piano di sostegno di un miliardo di euro in cinque anni «per aiutare le regioni sfavorite e i giovani, con un accento particolare sul tema del lavoro», ha rivelato l’Eliseo. «L’ultima ondata di proteste è del tutto priva del carattere pacifico e lo Stato prenderà tutte le misure necessarie per ristabilire l’ordine nel Paese», ha annunciato Essid.

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20 giugno 2019

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