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​Impossibile il rimpatrio dei rohingya

· ​Per le Nazioni Unite mancano le condizioni di sicurezza ·

Rimpatriare in Myanmar i 700.000 rifugiati rohingya fuggiti in Bangladesh dallo scorso agosto è impossibile perché «mancano le condizioni di sicurezza». Lo ha dichiarato Andrew Gilmour, assistente del segretario generale delle Nazioni Unite per i diritti umani, in un comunicato emesso al termine di una visita di quattro giorni in Bangladesh. Gilmour ha raccontato di aver raccolto dai rifugiati «racconti credibili di continue uccisioni, stupri, torture e rapimenti, oltre che privazioni forzate del cibo» nello stato di Rakhine. «Un ritorno sicuro, degno e sostenibile è naturalmente impossibile in queste condizioni», ha detto l’alto funzionario. 

A gennaio Myanmar e Bangladesh si erano accordati per un rimpatrio graduale dei rifugiati, e le autorità di Naypyidaw hanno già costruito alcuni campi di transito. Molti rohingya si rifiutano però di tornare, proprio perché temono di essere di nuovo vittime di violenze. Secondo l’organizzazione Medici senza frontiere, almeno 6700 persone sono morte nell’offensiva dell’esercito del Myanmar contro i rohingya nel Rakhine, e le stesse Nazioni Unite hanno definito la situazione «un esempio da manuale di pulizia etnica». Il governo di Naypyidaw nega di aver commesso crimini e sostiene che l’obiettivo delle operazioni erano gruppi di «terroristi».

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19 settembre 2018

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