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Imperatrice
della città gioiosa

· La Madonna nella musica sacra catalana ·

Il repertorio religioso in catalano era, secondo testimonianze attendibili, molto nutrito. I manoscritti più importanti erano custoditi nella grandiosa biblioteca dell’Abbazia di Montserrat, sopra Barcellona. Purtroppo durante la guerra per l’indipendenza spagnola (1811-1812) i soldati napoleonici devastarono la Catalogna e distrussero l’abbazia, mandando in fiamme la biblioteca. Tutto il patrimonio di libri e manoscritti fu annientato. Solo un importante codice, il Libre Vermell, detto così dal colore vermiglio della sua copertina, si salvò per una circostanza fortunata. I monaci l’avevano dato a un nobile di Barcellona, il marchese Liò, che si era assunto il compito di farlo restaurare. La bottega dell’umile artigiano sfuggì alla furia devastatrice dei francesi e così il manoscritto tornò nella ricostruita Montserrat dopo la caduta di Napoleone. La seconda tra le canzoni in esso contenute (Inperayritz de la ciutat loyosa) è riportata in forma di organum a due voci. Gli studiosi, e in particolare l’Anglès, ritengono però che si tratti dell’elaborazione di un originale monodico più antico. «Imperatrice della città gioiosa» inizia la prima delle quartine di cui si compone il brano, che continua in forma litanica elogiando Maria, «Imperatrice della città gioiosa, del paradiso dove la gioia è eterna, senza peccato, ricca di virtù, Madre di Dio per opera divina, vergine dal viso angelico, così graziosa da piacere a Dio». La seconda strofa passa poi alla preghiera, chiedendo a Maria di pregare per i suoi devoti il Re dei cieli. Nelle strofe successive una lunga serie di epiteti si snoda tornando a formare una solenne litania. La Madonna è «Vascello di pace e porto di salvezza», «Vergine misericordiosa senza eguali», «Fiore tra i fiori, dolce, clemente e pia», «Rosa profumata di felicità», «sorgente di pietà che mai inaridisce», «palazzo d’onore, dove si compie l’alleanza tra Dio e l’uomo», e infine «Stella del mare, che guida l’uomo in pericolo». È interessante notare l’uso dell’appellativo “Imperatrice”, rivolto alla Madonna in un paese e in una cultura che non avevano conosciuto la dignità imperiale se non per sentito dire. Nella laudistica medievale e moderna Maria è comunemente chiamata Regina, ma il titolo di Imperatrice è assai raro. La melodia in primo modo con il si naturale, ha estensione dal la inferiore al do superiore e presenta un sapore tipicamente gregoriano, accentuato da vari vocalizzi di 5-6 note sulle finali delle singole frasi. Si può pensare all’esecuzione da parte di un gruppo o di una schola. Manca però qualsiasi ritornello e sembra un po’ difficile che tutta l’assemblea cantasse questo brano. Secondo una descrizione fatta dal padre Villanueva nel 1807 e quindi prima della devastazione da parte delle armate francesi, il codice conteneva allora anche altre canzoni catalane. Tra esse ci è stato trascritto il testo — senza musica — della celebre Rosa plasent, soleyl de resplandor (“Rosa piacente, sole di splendore”), nota come Virolai de Montserrat e ancora oggi in uso con il titolo Rosa d’avril, morena de la Sierra. Si tratta di una lunga litania mariana, con un’invocazione finale perché la Madonna porti con sé nei cieli i suoi devoti. La melodia oggi conosciuta, a forma di cantilena in modo maggiore, viene dalla trasmissione orale di secoli e lascia molti dubbi sulla sua autenticità. Certo è che il testo risale al XIII secolo e che da allora è eseguito come ringraziamento per aver raggiunto il santuario. Ancor oggi questo canto è popolarissimo ed è facile sentirlo a Montserrat o sul sagrato della Cattedrale di Barcellona al termine della messa festiva solenne.

di Benno Scharf

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18 ottobre 2019

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