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Imperativo morale

· Lotta ai trafficanti di esseri umani per eliminare la schiavitù moderna ·

Le vittime sperano che l’ingiustizia «non abbia l’ultima parola». Così Francesco si era rivolto venerdì scorso, 3 giugno, ai 150 giudici e procuratori di diverse parti del mondo partecipanti alla due giorni promossa dalla Pontificia Accademia delle scienze sociali, presso la Casina Pio iv in Vaticano.

Il richiamo è stato accolto in pieno dal documento finale in dieci punti —firmato dal Pontefice stesso a conclusione del convegno su «Tratta delle persone e crimine organizzato». Vi si afferma che «la schiavitù moderna, la tratta degli esseri umani, il lavoro forzato» sono crimini contro l’umanità in quanto mirano a espandere forme di schiavitù moderna. Francesco ha fortemente voluto l’incontro con i giuristi perché diano il loro impegno in un «moto trasversale» per superare quella tendenza che oggi vorrebbe “liquefare” la figura dei giudici. «So che soffrite pressioni, minacce e so che oggi essere procuratori, essere pubblici ministeri, è rischiare la propria vita. E questo mi fa essere riconoscente del coraggio di alcuni di voi, che vogliono andare avanti, rimanendo liberi nell’esercizio delle proprie funzioni giuridiche. Senza questa libertà, il potere giudiziario di una nazione si corrompe e genera corruzione».

Il Papa ha ringraziato la presidente Margareth Archer, il vescovo cancelliere Marcelo Sánchez Sorondo e chiunque abbia contribuito ai lavori, ricordando l’impegno di questi anni sulle tematiche del contrasto alla tratta delle persone e delle nuove forme di schiavitù. (Silvina Perez)

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24 gennaio 2020

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