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Impegno e nuova evangelizzazione

· Messaggio del cardinale Ouellet per la Giornata ispanoamericana nelle diocesi spagnole ·

La secolarizzazione che avanza, l’ostilità contro la presenza della Chiesa e il suo messaggio, la corrente edonistica e relativistica della società del consumo e dello spettacolo che «tende a spostare e a sradicare la cultura cristiana delle popolazioni». La trasmissione della fede è diventata un compito arduo e «non basta più fare appello alle radici cristiane». Oggi, la Chiesa in Spagna e la Chiesa in America affrontano sfide simili; la loro ricca tradizione cattolica corre il rischio di «una graduale erosione». Occorre per questo «attualizzare, riformulare e rivitalizzare la tradizione cattolica, radicandola più profondamente nei cuori delle persone, nella vita delle famiglie e nella cultura dei popoli, affinché risplenda come bellezza di verità, promessa di felicità e novità di una vita più umana per tutti». È uno dei passaggi più significativi del messaggio scritto dal cardinale Marc Ouellet, presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina, in occasione della Giornata ispanoamericana nelle diocesi spagnole, che si celebra domenica 4 marzo.

Nel documento, intitolato Comprometidos con América en la nueva evangelización (Impegnati con l’America nella nuova evangelizzazione) e ripreso anche da Radio Vaticana, il porporato ricorda che l’indipendenza dei Paesi latinoamericani, raggiunta circa duecento anni fa, «non è stata in alcun modo una rottura con la ricchezza che la Spagna ha prodotto nel campo della lingua, della cultura e della religione». In tal senso, i destini delle due aree geografiche «sono indissolubilmente uniti» e, quindi, per Ouellet, «bisogna rafforzare la cooperazione spirituale, personale ed economica tra le Chiese di America Latina e Spagna». Ciò riguarda precisi vincoli sociali di solidarietà, gli scambi culturali, la comunione e la collaborazione, vale a dire «tutto ciò che serve per propagare e sostenere la trasmissione della fede, come sfida principale della nuova evangelizzazione». Di qui l’invito del cardinale alla Chiesa spagnola a intensificare l’impegno missionario con le Chiese dell’America Latina (attualmente l’Opera di cooperazione sacerdotale ispanoamericana della Conferenza episcopale può contare su 354 presbiteri diocesani spagnoli distribuiti in tutti i Paesi latinoamericani, oltre a religiosi, religiose e laici). I modi possono essere tanti: per esempio, «aprendo il cuore alle famiglie e alle comunità di immigrati latinoamericani che vivono in Spagna», le quali, fedeli alla tradizione cristiana, necessitano di «vicinanza colma di carità, di evangelizzazione e di catechesi»; oppure «riconoscendo il prezioso servizio prestato dalle università e dagli istituti superiori di teologia che, in Spagna, accolgono i sacerdoti latinoamericani». Il presidente della Pontificia Commissione invita a sostenere i presbiteri provenienti dall’America Latina, oltre a rinnovare «la memoria del meraviglioso spettacolo di santità e comunione ecclesiale vissuto durante la Giornata mondiale della gioventù a Madrid», anche in vista del prossimo incontro che si terrà a Rio de Janeiro nel 2013. Il cardinale, nel messaggio, sottolinea che circa l’80 per cento dei latinoamericani è battezzato e la Chiesa cattolica continua a essere una delle istituzioni che suscita maggior fiducia e credibilità nelle popolazioni. E questo «è frutto della fecondità della prima evangelizzazione, della profonda inculturazione della fede nella vita di quei popoli e del radicamento secolare del cristianesimo». Tutto ciò, aggiunge Ouellet, nonostante «negligenze e carenze nell’evangelizzazione, una cura pastorale e catechetica molte volte insufficiente, aggravata dalla scarsità di sacerdoti».

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