Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Impegno di Washington
per i rifugiati

· ​Cinquemila siriani saranno accolti negli Stati Uniti ·

L’Is perde terreno ma resta una minaccia

Il dipartimento per la Sicurezza nazionale dell’Amministrazione Obama ha approvato l’ingresso di 5.000 rifugiati siriani negli Stati Uniti. A darne l’annuncio è stato oggi il segretario alla Sicurezza nazionale, Jeh Johnson, il quale ha sottolineato che altri 5.000-6.000 potrebbero entrare se supereranno i controlli di sicurezza. Il presidente Barack Obama si è impegnato a ospitare diecimila siriani entro la fine dell’anno. 

Siriani in fuga dalle violenze fermi al confine tra Siria e Giordania (Afp)

Nel 2015 i rifugiati ospitati sono stati circa duemila. Si tratta di un importante segnale dell’intensificazione dell’impegno statunitense non solo sul fronte militare in Siria e in Iraq, ma anche su quello umanitario dell’accoglienza dei profughi. Almeno quindici società americane, fra le quali Goldman Sachs e Google, si sono già impegnate ad aiutare finanziariamente l’Amministrazione Obama, offrendo fondi per i rifugiati in fuga dalla guerra in Siria e in altri Paesi. È proprio dai privati, infatti, che la Casa Bianca punta a ottenere sostegno finanziario e assistenza per il programma di ricollocamento dei rifugiati. Nel 2015, secondo i dati delle Nazioni Unite, il numero delle persone in fuga da guerra e miseria è aumentato del 9,7 per cento. E il conflitto in Medio oriente resta ancora la principale causa di instabilità.

Un conflitto, appunto, che non accenna a stemperarsi. In Iraq, i jihadisti del cosiddetto Stato islamico (Is) hanno perso zone della turbolenta regione occidentale di Al Anbar, considerata fino a qualche mese fa la loro principale roccaforte nel Paese. Nonostante gli insuccessi militari, l’Is continua tuttavia a minacciare l’Occidente. E lo fa mediante la sua classica strategia del terrore, lanciando attentati in Europa e soprattutto in Turchia. Su questo fronte, più fluido e imprevedibile, l’opinione degli analisti non è ottimista.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

22 novembre 2019

NOTIZIE CORRELATE