Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Impegno dell’Onu  per fermare il conflitto in Libia

· La Nato continua a sganciare bombe su obiettivi militari e civili a Tripoli ·

Mentre si intensificano gli sforzi diplomatici per cercare di giungere a un cessate il fuoco in Libia e avviare una nuova fase che cerchi di giungere a una soluzione politica, forti esplosioni si susseguono anche oggi su Tripoli dove colonne di fumo bianco si levano dalle zone colpite dai missili della Nato. In fiamme dopo alcune incursioni degli alleati sono un edificio dei servizi di sicurezza e la sede del ministero dell’Ispettorato libico. Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha parlato ieri al telefono con il premier libico, Al Baghdadi Al Mahmudi, per capire i termini del cessate il fuoco offerto da Tripoli a condizione che la Nato fermi i bombardamenti. Lo ha riferito Martin Nesirky, portavoce del segretario generale dell’Onu durante una conferenza stampa, spiegando che la telefonata è avvenuta a seguito dei colloqui tra lo stesso Al Mahmudi e l’inviato speciale del Palazzo di Vetro per la Libia, Abdulilah Al Khatib, che domenica era a Tripoli. Il portavoce ha spiegato che Al Khatib si poi recato in Russia, Paese molto critico sull’intervento militare in Libia, perché è importante «che si lavori in maniera unitaria» per risolvere la crisi e porre fine alle violenze.

Anche la Russia si sta dunque mobilitando per facilitare una soluzione politica che preservi l’unità nazionale della Libia. Il ministro degli Esteri, Serghiei Lavrov, ha annunciato ieri che rappresentanti del Governo di Tripoli sono attesi oggi a Mosca. Lo riferisce l’agenzia Itar-Tass. Lavrov ha spiegato che Mosca ha deciso di incontrare sia gli emissari di Gheddafi sia quelli degli insorti, anche se la visita di questi ultimi è stata rinviata per motivi tecnici. «Abbiamo deciso di incontrare a Mosca rappresentanti di Tripoli e di Bengasi. Gli emissari di Tripoli saranno qui domani», ha annunciato il capo della diplomazia del Cremlino. Quanto a quelli di Bengasi, ha aggiunto, «dovevano venire mercoledì, ma ci hanno informato che hanno rinviato la visita per ragioni tecniche». Mahmoud Jibril, numero due della ribellione libica, è stato ricevuto la settimana scorsa a Washington dal consigliere per la Sicurezza nazionale, Tom Donilon, e a Parigi dal presidente Nicolas Sarkozy.

Il consiglio dei ministri degli Esteri della Lega araba, riunitosi al Cairo, ha esplicitamente chiesto all’ente arabo per le telecomunicazioni satellitari che gestisce la piattaforma Arabsat, considerata la più importante e seguita in Medio Oriente, di oscurare il canale televisivo Al Jamahiriya che appartiene al Governo di Gheddafi. Lo riferisce una nota della stessa Lega araba, nella quale chiede a sua volta di applicare la risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu 1973 sulla Libia. Dal canto suo, la Nato sta trasmettendo messaggi sulle frequenze della radio dell’esercito libico chiedendo ai lealisti di arrendersi.

Un lavoratore del settore telecomunicazioni della Libia ha dichiarato che decine di migliaia di suoi colleghi faranno da scudi umani per impedire attacchi della Nato alle infrastrutture di comunicazione. Parlando ai giornalisti a una conferenza stampa organizzata dal Governo nella capitale, un uomo che si è qualificato come uno dei più di 20.000 lavoratori del settore ha letto una dichiarazione in cui questi si impegnano a difendere le installazioni di telecomunicazioni con le loro vite. «Noi, i lavoratori delle telecomunicazioni, saremo presenti con le nostre famiglie e i bambini 24 ore su 24 a turno per proteggere questi impianti — ha detto —. Noi saremo scudi umani per contrastare ogni aggressione o bombardamento mirato a continuare la distruzione delle infrastrutture di comunicazione».

Infine, la richiesta di arresto da parte della procura della Corte penale internazionale nei confronti di Gheddafi, del figlio Seif Al Islam e del capo dei servizi segreti, Abdallah Al Senussi, è basato sulle «informazioni diffuse dai media» e su «conclusioni incoerenti»: è quanto ha dichiarato il Governo in un comunicato del portavoce, Mussa Ibrahim. Per il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, dopo la richiesta della Corte penale internazionale «il regime libico ha le ore contate».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

23 luglio 2019

NOTIZIE CORRELATE