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Imparare ad ascoltare il corpo femminile

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Nell’Humanae vitae Paolo VI, dopo avere accettato la possibilità di regolare la fertilità attraverso il ricorso a metodi naturali, ben sapendo che la ricerca su quel filone si era presto arenata, chiede ai medici un aiuto per continuare in quella direzione. A questo appello del Papa hanno risposto alcuni ricercatori, e in particolare due coppie. Ne abbiamo parlato con Elena Giacchi, medico e ricercatrice.

Per cominciare ci vuole spiegare quale è il senso dei metodi naturali, quale concezione di procreazione e di rapporto umano essi presuppongono?

I metodi naturali moderni, Billings e sintotermici (Retzer e Camen), permettono di riconoscere i ritmi della fertilità basandosi sull’osservazione e la valutazione di specifici segnali fisiologici presenti nella donna nei periodi fertili.

Generalmente, i metodi naturali vengono considerati solo dei contraccettivi basati su elementi naturali, invece sono molto più di questo. Lo hanno vissuto e spiegato con chiarezza le due coppie di medici che li hanno studiati ed elaborati: i dottori John e Evelyn Billings, che hanno messo a punto il loro metodo negli anni cinquanta a Melbourne, e i coniugi Roetzer (ideatori del metodo sintotermico), che sono stati non solo studiosi e scienziati, ma anche testimoni della complessità delle relazioni e delle modalità di conoscenza di se stessi, del proprio corpo e del rapporto che unisce la coppia, complessità derivante da questi metodi. Lavorando in coppia, infatti, hanno compreso come non si trattasse solo di una più approfondita osservazione e conoscenza del corpo da parte delle donne stesse — cosa già di per sé degna di encomio, come del resto hanno sempre sostenuto le femministe — ma anche di un percorso di consapevolezza e maturazione reciproca nella coppia.

John Billings chiese alle donne di registrare tutti i sintomi che accompagnavano il ciclo mestruale, perciò all’inizio c’è stato un appello ad affinare la capacità d’ascolto dei segnali provenienti dal proprio corpo. La letteratura aveva già riportato studi sul muco cervicale come importante fattore di fertilità e i Billings si stupirono nel constatare come le donne coinvolte fossero in grado di riconoscere tutte le variazione legate all’andamento ormonale del ciclo e da questa casistica hanno formulato il loro metodo. È importante sottolineare che l’accuratezza del metodo venne confermata da studi clinici sull’andamento degli ormoni riproduttivi della donna condotti parallelamente dal professor Brown dell’università di Melbourne. L’approccio seguito nella validazione del metodo rispondeva perciò ai criteri della più assoluta scientificità.

I metodi naturali hanno posto la scienza realmente a servizio della persona affinché, tramite la conoscenza della precisione e dell’armonia dei meccanismi che regolano la fertilità, potesse rispondere all’esigenza di una procreazione responsabile.

Un aspetto molto importante del metodo è la didattica, e in questo ambito il coinvolgimento di Evelyn, avvenuto in un secondo tempo, si dimostrò estremamente positivo perché, in quanto donna, era in grado di comprendere la natura dei sintomi e perciò di istruire le donne al loro riconoscimento.

Le donne infatti fin dall’inizio hanno svolto un ruolo centrale nella trasmissione e nell’apprendimento del metodo, ma bisogna aggiungere che questo, oltre a rendere la donna protagonista responsabile della sua fertilità, agisce anche positivamente sul legame di coppia. Rafforza infatti l’abitudine all’attenzione reciproca, al dialogo, alla comunicazione.

Entrambi infatti sono coinvolti: anche se è la donna a dover riconoscere i segnali della fertilità nel proprio corpo e decifrarne il significato, spetta all’uomo informarsi su questi segnali ed è da questo dialogo che scaturisce un comportamento sessuale responsabile e basato sull’ascolto reciproco.

Voi medici che diffondete il metodo Billings vi accorgete del suo effetto sulla vita di coppia?

Certo, si tratta di un percorso profondo di conoscenza, tale da mettere alla prova rapporti di coppia inconsistenti, ma offre al tempo stesso una grande opportunità di crescita nell’amore perché crea una consapevole comunione di vita.

Si tratta però di un metodo che presuppone un rapporto di coppia, non si presta certo a essere utilizzato per vivere una vita di rapporti liberi e sciolti da ogni legame come la rivoluzione sessuale ha proposto e ha fatto diventare nei giovani esperienza normale.

Il metodo richiede che le donne imparino a entrare in contatto col proprio corpo per poterlo conoscere. Questo aspetto è molto interessante perché sembra in controtendenza rispetto a ciò che in quegli anni si insegnava in ambito cattolico, dove si preferiva ignorare ogni preparazione alla vita sessuale. E anche il recente sinodo sulla famiglia non ha affrontato l’argomento dei metodi naturali...

Certo, ci sono state e ci sono ancora difficoltà e imbarazzi a far accettare nella Chiesa questo discorso chiaro, concreto e coerente con l’Humanae vitae, e per di più dal mondo laico sono venute spesso critiche di persone che ne ignoravano la saldezza scientifica, quasi fosse una pratica devota. Fra i nemici dobbiamo annoverare soprattutto le case farmaceutiche che traggono un grande beneficio economico dalla vendita dei contraccettivi. I metodi naturali hanno il “difetto” di essere gratuiti… e per di più non si limitano a essere efficaci rispetto a una necessità, ma consentono di integrare la consapevolezza della propria corporeità a tutte le dimensioni della persona (affettiva, razionale, spirituale) per un vero sviluppo della propria identità e personalità. Una dimensione quindi profondamente umana, della quale oggi molti non percepiscono il valore. In questo senso, non è stata ancora colta appieno la portata e il valore dell’Humanae vitae, che ha aperto veramente una strada nuova nel modo di concepire il rapporto con il corpo, ma sono fiduciosa che il dialogo tra noi operatori del metodo e il mondo ecclesiale, sempre attivo, ci aiuterà a crescere nella direzione indicata da Paolo VI.

Per questo, la formazione degli operatori del metodo è molto importante e richiede insegnanti formati nelle discipline mediche di base ed esperti della metodologia didattica dell’insegnamento alle coppie. Non bisogna dimenticare che i metodi naturali non sono approssimativi, ma applicano nozioni scientifiche all’interno di un percorso di autoconsapevolezza e che sono diffusi in tutto il mondo, con pedagogie specifiche a seconda delle diverse realtà.

A questo proposito è utile sottolineare che il metodo Billings non è il “metodo della Chiesa cattolica”, ma è stato, per esempio, adottato dallo stato in Cina a partire dagli anni settanta, dove ha trovato diffusione e conferme. Uno studio epidemiologico condotto in Cina riporta anche la diminuzione dei tassi di aborto procurato tra gli utenti del metodo Billings rispetto a quelli degli altri metodi. Questo dato si spiega non solo con l’efficacia del metodo nel prevenire le gravidanze indesiderate, ma anche nella forza di trasmissione di valori che educano al significato e al rispetto della vita anche in società profondamente secolarizzate.

La conoscenza del proprio corpo è stata sviluppata dal femminismo negli anni cinquanta, ma le femministe non hanno mai puntato sui metodi naturali per una questione ideologica.

Si è preferito delegare la propria responsabilità a strumenti tecnici, piuttosto che sviluppare una consapevolezza del proprio corpo legata alla responsabilità personale. La nostra proposta non significa rifiuto della tecnica e autoreferenzialità, anzi i metodi naturali hanno una grande vocazione interdisciplinare per il loro valore prognostico. Grazie all’affinata capacità di riconoscere i sintomi, ci si può indirizzare verso la cura della causa piuttosto che la cura del sintomo, con ciò contribuendo a una più corretta pratica medica.

Il metodo Billings è poco conosciuto, come arrivano da voi le coppie?

C’è molta eterogeneità, ma la prima fonte è l’utente che ne ha fatto l’esperienza positiva e fa da passaparola nel proprio ambiente. Per parafrasare Paolo VI, quest’epoca non ha bisogno di maestri, ma di testimoni…

Abbiamo accennato prima alla difficoltà a far accettare questi metodi dai giovani...

La realtà che noi conosciamo tramite i colloqui con gli studenti è spesso quella del consumismo applicato alla vita sessuale, o la ricerca di uno scarico di tensioni, del piacere momentaneo. Ed è in questi momenti di piacere istantaneo che si esaurisce la relazione tra le persone. Questo metodo, invece, trascende il momento e riempie di significato un’esperienza sessuale rendendola profondamente umana. Si potrebbe dire che i termini di confronto sono l’instabilità affettiva e l’insignificanza, da un lato, la stabilità e la crescita personale, dall’altro… ma spesso i giovani non sanno neppure che esiste un’alternativa alla sessualità vissuta in una libertà leggera e irresponsabile.

Dobbiamo imparare a diffondere questa esperienza con il linguaggio dei giovani, in modo che se ne possa conoscere la bellezza. In questo senso questa sollecitazione dell’Humanae vitae è ancora profetica.

Abbiamo però anche riscontri molto positivi in numerosi paesi del mondo (Cina, paesi arabi, India, per citarne alcuni): laddove i metodi naturali sono correttamente trasmessi e applicati, si diffonde il loro uso. Questo sia in ragione di un’efficacia elevatissima nel controllo delle nascite, sia della facilità di apprendimento del metodo (che non dipende dal livello di istruzione), dell’applicabilità universale e del costo zero. Gli insegnanti del metodo Billings sono tutti volontari, questo restringe il numero delle persone a cui potrebbe arrivare il metodo, ma ne rafforza il valore educativo.

C’è molta disinformazione rispetto all’efficacia dei metodi naturali, ci può fornire dei numeri a supporto?

La letteratura scientifica dimostra che il metodo Billings, se usato correttamente, ha un’efficacia maggiore o uguale al 98-99 per cento nell’evitare il concepimento, paragonabile a quella della pillola anticoncezionale. Per l’altro metodo, il sintotermico, i valori sono pressappoco gli stessi.

Gli insuccessi (circa il 6-9 per cento) non derivano da una debolezza del fondamento scientifico, ma da una cattiva pratica.

I metodi naturali si sono dimostrati uno strumento molto efficace anche nella gestione e nella risoluzione delle patologie dell’infertilità, sia nell’evidenziare le cause dell’infertilità, sia nell’individuare i comportamenti più idonei a favorire il concepimento. E si sa che oggi quello della sterilità è un problema grave, e in drammatico aumento.

Per quanto riguarda l’efficacia del metodo Billings per ottenere il concepimento, un nostro studio eseguito su 155 coppie (di cui 117 presentava fattori di rischio) ha dimostrato il 95 per cento di efficacia per coppie senza fattori di rischio, e il 63 per coppie con fattori di rischio, anche in presenza di patologie.

Mi piace dire in conclusione che questo è un metodo con le istruzioni dell’uso, e le istruzioni per l’uso sono lo stile di vita, indispensabili per riconoscere la ricchezza dell’amore totale e fecondo di cui parla l’Humanae vitae.

di Mariella Balduzzi

Elena Giacchi

Medico ginecologo presso il Centro studi e ricerche per la regolazione naturale della fertilità dell’Università cattolica del Sacro Cuore a Roma, si occupa di procreazione responsabile e regolazione naturale della fertilità. È stata fra le prime collaboratrici della professoressa Anna Cappella, pioniere della diffusione dei metodi naturali in Italia e in vari paesi del mondo. Autrice di circa cento pubblicazioni, ha ricoperto importanti incarichi presso istituzioni scientifiche italiane e internazionali. Tra queste la Confederazione italiana dei centri di regolazione naturale della fertilità (CIC-RNF) dove, dal 2008 al 2014, è stata presidente, membro del consiglio direttivo e presidente comitato tecnico scientifico; la World Organization Ovulation Method Billings (WOOMB) di cui è attualmente consulente scientifica ed è stata, dal 2003 al 2008, presidente della sezione italiana.

Dal 1987 al 1990 è stata anche membro della Commissione europea per la didattica sui metodi naturali presso la Federation Internationale d’Action Familiare (FIDAF).

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