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ad aspettare Dio

· Vita, Eucaristia e salti dal balcone raccontati da Mosca Mondadori ·

«Eravamo intorno a un prato, in una Messa all’aperto, facevo la “seconda Comunione”. Ricevetti al momento dell’ostia una ferita al cuore. Ma insieme una gioia talmente grande, intensa, immensa, mentre fui come portato verso l’alto. E mi chiesi, ricordo benissimo: da dove viene questo pane che produce questa gioia infinita! E una voce dentro, nella coscienza, mi disse: questo pane viene dal cielo». A distanza di molti anni, Arnoldo Mosca Mondadori — 47 anni, milanese, poeta e pronipote dell’omonimo editore — custodisce distintamente la memoria di quel momento assolutamente speciale. Ed è per questo che proprio da quell’episodio indimenticabile prende avvio il suo ultimo libro, Il farmaco dell’Immortalità. Dialogo sulla vita e l’Eucaristia, da poco in libreria per i tipi di Scholé-Morcelliana (Brescia, 2019, pagine 96, euro 10). 

 James Janknegt, «Bread of Life»

“Folgorazione” mistica di un alunno-modello al catechismo? Non proprio. Da piccolo la dottrina lo annoiava. Una volta — lo racconta nel libro — scappò persino dall’incontro di catechismo, saltando da un balcone, fortunatamente molto basso. Il punto è un altro: da oltre trent’anni Arnoldo Mosca Mondadori vive una devozione particolarmente forte (meglio: una relazione vitale) con il Cristo presente nell’ostia consacrata. E ne Il farmaco dell’Immortalità — sapientemente incalzato dalle domande di Monica Mondo, giornalista e conduttrice televisiva — ha accettato di aprire il suo cuore ai lettori, raccontando un’esperienza spirituale, al tempo stesso un privilegio e una responsabilità, a dir poco singolare. Talmente singolare che la stessa Mondo, inizialmente, ne rimane sbalordita: al primo incontro, rivela, «la prima reazione è stata: è matto. Ma poiché non pare affatto brillo né dissociato, e il suo curriculum lo dichiara, la sua famiglia, le sue amicizie, i suoi importanti rapporti di lavoro, c’è una sola alternativa. Che dica il vero. Se c’è un testimone, e appare credibile, voglio sapere, capire. Voglio mettere il dito nella piaga, come Tommaso». 

A partire da questa santa curiosità si dipana il libro, tra pensieri di profonda spiritualità («Parliamo troppo di religione e poco di Cristo, della sua presenza viva»), ricordi autobiografici e aneddoti. Quando prova a trasmettere agli altri ciò che prova quando si comunica in chiesa, l’autore non esita a utilizzare il termine “rapimento”. «Ricordo una volta, quando mi capitò uno di questi rapimenti ed ero con la mia famiglia in chiesa. Faceva un grande caldo a Messa e volevo uscire, quando arrivò il momento della Comunione. Improvvisamente, appena fatta la Comunione, fui come portato in alto, in una Pace e in una Gioia che non posso dire. Eppure finita la Messa siamo andati a fare la spesa e ricordo che ero nel reparto dei surgelati e mia moglie mi aveva chiesto di prendere del pesce surgelato. Ero a scegliere il pesce, nello stesso tempo ero anche così lontano, unito a Dio, una sola cosa con Lui, in una Gioia indicibile. E intanto dovevo scegliere tra il branzino e il merluzzo. Questo è anche il bello della vita: ero in Paradiso e nello stesso tempo alla Conad a scegliere un pesce surgelato».
A rendere interessante il tutto è il profilo stesso di Arnoldo Mosca Mondadori: non un teologo o un prete, bensì un laico, personaggio poliedrico e molto noto, attivo in campo culturale, artistico e sociale. Era intimo amico di Alda Merini, di cui ha curato l’opera poetica, ma in forte sintonia spirituale anche con l’atea Margherita Hack. Da presidente del Conservatorio di Milano, Mosca Mondadori ha dato vita, alcuni anni fa, a un esperimento originale quale l’Orchestra dei popoli e, successivamente, alla Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti. È l’ideatore della celebre “Porta di Lampedusa”, realizzata da Mimmo Paladino, e della “Croce dei migranti”, costruita da Franco Tuccio con i legni dei barconi, che ha girato l’Italia e molti Paesi nel mondo.
La sua Fondazione, a cominciare dal Giubileo della misericordia, ha pure avviato, nel carcere di Opera, laboratori di produzione di ostie in carcere, fatte dai detenuti. Racconta: «Sono stati coinvolti tre detenuti, tre persone che avevano ucciso ma che erano realmente cambiate interiormente, e hanno iniziato a produrre ostie. Il progetto si chiama “Il senso del pane”. Ad oggi sono state prodotte e donate oltre due milioni di ostie».
Il progetto da poco è sbarcato in Mozambico, a Maputo. Anche in Sri Lanka sta nascendo un laboratorio dove lavoreranno ragazze che altrimenti rischierebbero di entrare nella spirale della prostituzione. Nascerà presto anche un laboratorio a Buenos Aires, dove lavoreranno ex ragazzi di strada. Spiega Mosca Mondadori: «In ogni luogo del mondo mi piacerebbero dei laboratori così, per far rifiorire la cultura eucaristica e per dare dignità attraverso il lavoro alle persone più svantaggiate, agli ultimi. Tutto questo è possibile attraverso una piccola realtà che ha ricevuto la benedizione di papa Francesco, la Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti».
Da poeta, Mosca Mondadori ama i mistici. Ha letto san Giovanni della Croce, Silesius, santa Caterina da Siena, Meister Ekhart. Per la Chiesa sogna un supplemento di mistica, sulla scia di Papa Francesco che egli considera un vero mistico. «Senza innamoramento di chi la celebra — scrive — la Messa rischia di diventare un atto formale e, anche se Dio è sempre presente, le persone non vengono aiutate». Ancora: «Mi piacerebbe vedere tra i cristiani sempre più degli innamorati, come gli apostoli dopo la resurrezione di Gesù, di cui si dice negli Atti: Non potevano tacere». È stato a Medjugorje e ne conserva un bel ricordo. Ma spiega: «Se mi dici: preferisci stare nella tua chiesa sotto casa, e vivere davanti al Santissimo la pace interiore, la bellezza, il gusto nel rapporto con Gesù “a tu per tu” oppure stare una settimana a Medjugorje, preferisco la prima cosa».
Bellissimo il finale del libro. «Se un giorno — chiede Mondo — entrando in Chiesa e partecipando a una Messa, dopo la comunione, sentissi il silenzio di Dio, provassi la sua assenza? Ti mancherebbe il respiro? Crederesti di meno?». «Non ho una risposta», replica Mosca Mondadori. «Forse farei come quei cani che perdono il loro padrone e tornano sul luogo in cui l’hanno visto per l’ultima volta. E stanno lì immobili, ad aspettarlo».

di Gerolamo Fazzini

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11 dicembre 2019

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