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Immagini vaticane fuori le mura

Oltre trecento foto “segrete” di un Vaticano ultrasecolare, tra Pio IX e il suo attuale successore, sono raccolte in un libro appena uscito in Francia (Les photos secrètes du Vatican, Paris, Gründ-Plon, 2017, pagine 324, euro 29,50) e presentato il 24 novembre a Roma, nella magnifica sede dell’Académie de France dal cardinale Paul Poupard e da Jean-Marie Guénois, vaticanista del «Figaro», presenti gli autori, Caroline Pigozzi e Giovanni Maria Vian. Ma l’arte fotografica arriva a Roma già nel 1840, e la prima istantanea di un papa è di Gregorio XVI.

Un padre conciliare con una macchina fotografica

Il 2 ottobre 1845 è infatti un gesuita italiano, Vittorio della Rovere, a ritrarre con la tecnica della dagherrotipia il pontefice in visita a Tivoli. Quell’immagine non è però conservata, a differenza delle decine di migliaia che raffigurano i suoi successori: in totale, tredici fino al 2017, nel corso cioè di 172 anni. Un periodo durante il quale la fotografia si è lentamente diffusa e poi trasformata a gran velocità, fino a divenire, grazie agli smartphone, uno strumento di comunicazione di massa usato da milioni di persone in tutto il mondo.

Conservate nell’archivio fotografico immenso di «Paris Match», glorioso superstite delle grandi riviste internazionali illustrate, e in alcuni fondi privati, le foto sono state selezionate da Marc Brincourt, impaginate da Michel Maiquez e introdotte dal direttore Olivier Royant. Con lo scopo di presentare un Vaticano “fuori le mura”, grazie a immagini conservate al di fuori dei confini del più piccolo stato del mondo, e di aprire le porte di un mondo di fatto sconosciuto, affascinante e molto più umano di quanto normalmente si pensi. Della presentazione romana pubblichiamo in parte i testi.

Viaggio in un piccolo mondo

Si crede di sapere tutto sul Vaticano. Ma sul Vaticano non si sa mai tutto. Basta la congiunzione, improbabile, di due giornalisti di provata esperienza, sempre a caccia e sempre all’erta, la congiunzione di due talenti complementari, che provengono da orizzonti differenti ed esercitano la loro attività in pubblicazioni che non potrebbero essere più diverse ma riconosciute entrambe come indispensabili, ognuna nel suo ambito, l’austero quotidiano romano e il popolare settimanale parigino, per invitarci a una nuova scoperta, a un nuovo viaggio all’interno del Vaticano, al quale nessuno finora ci aveva invitato, con una guida incomparabile, Les photos secrètes du Vatican, come annuncia il titolo che spicca su una bella copertina che richiama l’attenzione: un personaggio identificabile come un padre, in veste di fotografo amatoriale, del concilio Vaticano II, ma non identificato nella sua persona episcopale.

Lo scultore Giacomo Manzù finisce il busto di Giovanni XXIII

Le foto, molto evocative, mi ricordano ciò che monsignor Jacques-Paul Martin mi raccontava del generale de Gaulle, ricevuto il 30 giugno 1944 da papa Pio XII e poi inginocchiato, in preghiera, nella cappella di Santa Petronilla nella basilica di San Pietro. Benvenute sono anche le foto riunite sotto il titolo, un po’ convenzionale, L’envers du décor: i sampietrini, la Floreria, le suore sarte, i giardinieri, i tappezzieri, le restauratrici, la posta, la farmacia, l’autoparco. Le donne finalmente, com’è giusto che sia! A cominciare dalle centraliniste poliglotte. Sono stato molto contento di ritrovare, faccia a faccia, la mitica suor Pascalina di Pio XII, la discreta suor Tobiana che mi accoglieva con dolce delicatezza nell’appartamento di Giovanni Paolo II e che, a volte, veniva a tenermi compagnia in un piccolo salone se il papa si faceva attendere un po’ per il pranzo, al termine delle udienze della mattina. Felice anche di ritrovare Barbara Jatta e, ovviamente, Lucetta Scaraffia.

La sequenza intitolata Le pape est mort è davvero notevole. Sono grato a Caroline Pigozzi e a Giovanni Maria Vian per aver restituito nella sua verità l’agonia e la morte di Pio XII a Castel Gandolfo e poi il trasferimento del suo feretro a San Giovanni in Laterano, da dove il popolo romano commosso ha portato il defensor civitatis in una processione di quattro chilometri a piedi, a cui ho preso parte anch’io, fino in Vaticano. A distanza di tanti anni, mi ricordo ancora lo choc della notizia nell’Archivio segreto vaticano, dove quella mattina stavo consultando alcuni documenti per la mia tesi di dottorato, per l’annuncio del prefetto sconvolto, monsignor Martino Giusti: «Il papa è morto». Chiusa subito la sala di consultazione, siamo usciti tutti in un silenzio commosso. Una volta attraversato il cortile del Belvedere e varcata porta Sant’Anna, siamo stati assaliti dalle grida degli strilloni.

Mi sono piaciute molto, dopo il ricordo del concilio Vaticano II, le foto commoventi di Tous les chemins mènent à Rome: marinai, religiose, giovani immerse in preghiera, una pellegrina inginocchiata per strada, e i fedeli che pregano sotto la pioggia in una piazza San Pietro ricoperta da una marea di ombrelli. Ho anche apprezzato molto il capitolo Miséricorde, con le foto in bianco e nero di Pio XII, Giovanni XXIII e Paolo VI, che precedono quelle memorabili di Giovanni Paolo IIche visita il suo attentatore Ali Agca, nel carcere romano di Rebibbia, e la foto preferita di Caroline, quella di papa Francesco che festeggia il suo settantasettesimo compleanno con un gruppo di senzatetto accompagnati dal loro cane Snoopy.

Infine, non potevano mancare, provenendo dal tesoro di foto di «Paris Match», i capitoli Le choc des photos, Une pluie de bénédictions, Vacances romaines, Les bêtes à bon Dieu e Urbi et orbi, dove il sottile intreccio delle foto in bianco e nero e foto a colori ci fa toccare con mano l’improbabile successione dei papi e i loro atteggiamenti tanto diversi, da ieratico a familiare. Nella perennità sobriamente illustrata, alla fine, da Giovanni Maria Vian, la vista del Vaticano, questa volta Vu de “chez lui”, dove ciò che l’occhio può vedere combina passato, modernità e futuro.

di Paul Poupard

Lo choc delle foto

Pio X posa per il fotografo trevisano Ferretto (12 agosto 1963)

È comodo, ma necessario, riprendere lo slogan di «Paris Match» Le poids des mots, le choc des photos (“il peso delle parole, lo choc delle foto”) per presentare l’opera fotografica, dedicata al Vaticano, di Caroline Pigozzi, grand reporter di «Paris Match», e di Giovanni Maria Vian, direttore dell’Osservatore Romano. Contiene centinaia di foto, una più suggestiva dell’altra, che però possono essere riassunte con dodici parole chiave.

La prima è ammirazione. Un libro d’immagini si guarda, si contempla. È così anche qui, ma stavolta a emergere in ogni pagina non è il patrimonio culturale e architettonico, ma il patrimonio umano. Le donne e gli uomini che fanno il Vaticano. L’obiettivo della macchina fotografica non è dominato dalla mole monumentale della basilica di San Pietro, ma dall’occhio del fotografo. L’uomo sceglie la sua angolazione, il suo punto di vista. In questo libro è l’umano a essere in primo piano, è l’umano a guidare. Questo libro è profondamente umano.

La seconda parola è lezione. Lezione di giornalismo! A volte i giornalisti della carta stampata tendono a guardare i fotografi dall’alto. Non scrivono, effettivamente… Eppure questo libro restituisce al loro mestiere tutta la sua grandezza. La nobiltà del fotografo sta proprio lì. Anzitutto il suo sguardo per cogliere il campo, poi l’occhio per catturare il dettaglio, quindi il riflesso, quasi felino, istintivo, per spingere il pulsante al momento giusto. La tecnica delle macchine fotografiche moderne non ha cambiato nulla. Sono cacciatori, ma quanta bellezza! E soprattutto quanta informazione! Ogni foto vale di gran lunga il migliore degli articoli.

La terza parola è incarnazione. Giovanni Paolo IIche strizza il suo costume da bagno nella piscina di Castel Gandolfo; o Pio XII, morto, mentre viene issato su un piedistallo per la venerazione dei fedeli. È la dimostrazione dell’umanità concreta di questi uomini che sembrano irraggiungibili. Fa bene — anche se il capitolo dedicato alla morte dei papi è tragico — vedere, senza voyeurismo, che sotto la pompa e il decoro c’è l’uomo.

La quarta parola è emozione. Per aver visto la famosa Stanza delle lacrime vuota, quell’ambiente contiguo alla Cappella Sistina dove il papa, appena eletto, si raccoglie e indossa per la prima volta la veste bianca, e per averla scoperta in questo libro attrezzata, ossia pronta, con la veste bianca su un appendiabiti, e più in basso, un paio di scarpe, e in fondo un divano... In breve, pronta ad accogliere il nuovo eletto. Si capisce allora perché la Chiesa non è un governo politico. Chi vi entra, non l’ha scelto. L’hanno designato i cardinali. E lui ha accettato. Ma quale peso e quale mistero del potere sono ammirevolmente resi da questo scatto!

La quinta parola è maestà. Sapevate che esistono due cappelle Sistine? Una prima del restauro e una dopo il restauro. Il genio della fotografia e quello dell’impaginazione proiettano la magnificenza di questa cappella — il termine è decisamente troppo modesto — che si crede di aver già visto ma che non si finirà mai di cogliere, tanto sembra contenere tutta la ricchezza del mondo. Chi sarebbe capace, oggi, non di riprodurre, ma di creare un capolavoro così ispirato?

La sesta parola è sorpresa. Vedere un presidente francese, Auriol, imporre nel 1953 la berretta cardinalizia a monsignor Roncalli, allora nunzio apostolico a Parigi, inginocchiato dinanzi al rappresentante della Repubblica laica, è del tutto inatteso. Di fatto imporre la berretta cardinalizia era un’usanza riservata ai paesi di antica tradizione cristiana, legata anche ai principi e ai re cristiani.

La settima parola è storia. Si freme per la fine del fragore della seconda guerra mondiale vedendo l’alta figura del generale de Gaulle entrare a San Pietro, il 30 giugno 1944, per pregarvi… L’uomo dell’appello del 18 giugno, l’ufficiale della grande resistenza a cui la Francia deve tanto, s’inchina qui davanti a chi è più grande di lui! Certamente per rendere grazie per la pace, ma anche per implorare misericordia dinanzi alla mostruosità dei milioni di vittime…

L’ottava parola è composta da due termini: grandezza e declino. Una doppia pagina presenta tre foto in successione di Giovanni Paolo II di profilo, mentre stringe la sua famosa croce con il Cristo appeso, in tre epoche diverse. Lei, la croce, non cambia; lui, il papa, passa. Dalla grandezza alla piccolezza dell’uomo che invecchia. Permanenza del mistero cristiano e passaggio del tempo per i suoi servitori. Tra cui il servo dei servi, il papa.

La nona parola è solitudine. Si vede sempre Giovanni Paolo II, la testa fra le mani, appoggiato su un angolo della terrazza che domina piazza San Pietro. È solo al mondo, visibilmente schiacciato dal peso del suo ruolo. Che dire poi della solitudine di Paolo VI, di Giovanni Paolo I, di Benedetto XVI… e di Francesco. Ogni papa finisce con l’essere incompreso, isolato, criticato. È il destino del potere, ma in questa foto a grana grossa assume una dimensione metafisica impressionante.

La decima parola è forza. C’è papa Francesco che sale su un ascensore del Vaticano e al tempo stesso spinge il bottone per farlo partire. Tutto è detto in questa foto che sembra muoversi, tanto la rende potente la forza di questo papa che sta mettendo in movimento l’intera Chiesa cattolica!

L’undicesima parola è giornalismo. Molto interessante è una piccola foto in bianco e nero della prima sala stampa vaticana. Era allestita in un locale che condivideva con i vigili del fuoco del Vaticano. Lo è perché erano insieme quanti accendono incendi mediatici e quanti sono incaricati di spegnere il fuoco. Poi i ruoli sono stati separati e la stampa ha avuto un locale tutto suo!

La dodicesima parola è critica. Occorre sempre uno sguardo critico, soprattutto per la seconda edizione di questo libro. Vedi per esempio le stanze di fortuna allestite con delle tende nei musei vaticani per accogliere e alloggiare i cardinali durante il conclave. O le foto di liturgia e di preghiera, istanti fuori dal tempo e dallo spazio che formano il mistero essenziale del Vaticano sul quale tutto riposa.

di Jean-Marie Guénois

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25 giugno 2019

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