Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Immagine del Buon pastore

· In un volume le omelie rivolte ai sacerdoti da Roberto Amadei per diciotto anni vescovo di Bergamo ·

Nel «sì» l’icona del Buon Pastore è il titolo di un volume che raccoglie, con la prefazione del cardinale Angelo Scola, le omelie che il compianto vescovo di Bergamo, Roberto Amadei, ha rivolto ai sacerdoti della diocesi (Venezia, Marcianum Press, 2011, pagine 376, euro 29). Pubblichiamo quasi integralmente la premessa, a firma del suo successore alla guida della Chiesa bergamasca.

Ogni vescovo diocesano raccoglie nella propria diocesi l’eredità che gli viene trasmessa, dentro il popolo santo di Dio, dai suoi predecessori. Ciò diventa vero in modo tutto particolare verso il vescovo predecessore immediato: quando egli affida, al nuovo vescovo, il bastone pastorale, segno della cura intensa svolta per anni nella guida del popolo di Dio, gli confida contemporaneamente l’amore per quella Chiesa particolare che è la diocesi, le gioie, le ansie, le speranze che ha vissuto in quella realtà di uomini e di donne, raccolti da Cristo intorno al Vangelo e all’Eucarestia, nella forza dello Spirito Santo.

Quando il 15 marzo 2009 monsignor Roberto Amadei mi ha consegnato il bastone pastorale, in mezzo ai preti di Bergamo, raccolti in concelebrazione eucaristica per l’inizio del mio ministero episcopale nella diocesi, ho sentito che egli mi consegnava una delle sue attenzioni più intense, uno dei suoi affetti più appassionati, una delle sue cure più sentite, amate e talvolta sofferte: quella per i preti.

Docente di storia ecclesiastica e di patrologia e contemporaneamente prefetto agli studi nella Scuola teologica del seminario vescovile di Bergamo, rettore dello stesso per nove anni, monsignor Roberto Amadei maturò fino all’ordinazione episcopale un’esperienza profonda, pensata, adeguata alle necessità dell’oggi sulla vita dei presbiteri. Leggendo la preziosa raccolta di omelie per le ordinazioni dei presbiteri e per la messa crismale del giovedì santo, tenute da monsignor Roberto Amadei durante i diciotto anni del suo ministero episcopale a Bergamo, si percepisce subito la passione educativa, la riflessione teologica e spirituale, il profilo alto della proposta di vita per il presbitero, diventati nella mente del vescovo uno stile, un habitus mentale, sempre rinnovato, sempre ricondotto alle radici, sempre proposto con efficacia.

Proprio sulla scorta di una personale esperienza di vita presbiterale e di un diuturno accompagnamento dei giovani candidati al sacerdozio, l’affermazione insistente e insistita della centralità dell’incontro con Cristo appare la più frequente: essa infatti è essenziale e fondamentale. Se lo studio della storia della Chiesa aveva convinto monsignor Amadei della necessità di una continua riforma della Chiesa proprio nella linea di una continua conversione a Cristo, la vita del prete, discepolo di Cristo e suo apostolo nella comunità, non può essere che orientata a Lui, al Maestro, al Verbo incarnato. L’Eucarestia, la liturgia delle ore, la meditazione della Parola, ma insieme una relazione profonda con Cristo, che entra nel vissuto, lo plasma in ogni atteggiamento, rende il presbitero pastore in Cristo e come Cristo. Il presbitero dunque nella sua personale relazione a Cristo nutre e suscita la vita apostolica, offre il suo significativo contributo alla costruzione della Chiesa — la comunità che nel tempo si raduna intorno a Cristo — vive e respira di Lui, lo rende presente nel mondo, nella storia, ne è l’incarnarsi oggi.

Leggendo le omelie che di anno in anno si sono succedute si scorge la profonda speranza che il vescovo Roberto nutriva nei giovani preti; non certo perché li ritenesse giovanilisticamente protagonisti di stili stravaganti di ministero, ma perché riteneva i giovani preti capaci di lasciarsi plasmare dallo Spirito Santo, e di diventare annunciatori del Vangelo, strumenti validi per una Chiesa che obbedisce alla forza dello Spirito Santo. «Non contristate lo Spirito che è in loro» fu il motivo conduttore della prima omelia per l’ordinazione presbiterale: lo Spirito di Cristo guida e conduce chi a esso realmente si affida, plasmando in lui l’immagine di Cristo; e chi obbedisce allo Spirito sa cogliere l’essenziale, rinnovare le strutture della Chiesa, essere attento alle realtà che lo Spirito crea nel cuore dei credenti e nelle comunità cristiane.

Il tema della comunione profonda con Cristo come possibilità unica di dialogo si fa sempre più frequente nello scorrere degli anni: segno dell’attenzione che il vescovo Roberto poneva alla complessità delle situazioni nella società. Solo il riferimento a Cristo rende il presbitero capace di una lettura attenta, profonda, mai faziosa, mai pessimistica; e solo l’unione con Cristo consente alla fine un dialogo sincero con chiunque sull’uomo, sulla sua vocazione, sulla sua dignità, sul senso della sua vita; dialogo che monsignor Amadei raccomandava fosse possibile e doveroso verso ognuno, verso ogni situazione.

Ho notato con passione e con commozione la lettura che monsignor Amadei ha fatto dello stile presbiterale nei grandi temi del celibato, della povertà, dell’obbedienza: è sempre il Maestro, Cristo, a plasmare in noi gli atteggiamenti che sono i suoi, che lo rendono vero, amabile, autentico, che lo fanno riconoscere come «il Signore». È delicato e profondo il linguaggio che monsignor Roberto usa nel descrivere, nel presentare, nel far appassionare allo stile dei consigli evangelici, che egli identifica in fine come lo stile delle Beatitudini. Non decade mai il linguaggio in esemplificazioni alla fine banali. È sempre la forza del Maestro a suggerire al presbitero la forza di uno stile evangelico che renda quasi naturalmente pastori. E si direbbe che con il passare degli anni, mentre le indicazioni sui grandi temi della vita personale del presbitero, sulla sua santità, si fanno ampie e di vasto respiro, è sempre di più l’essenziale fonte della preghiera come dimensione insostituibile, diuturna e confidenziale di incontro con il Maestro a essere indicata, sottolineata, raccomandata in modo quasi accorato. La lettura delle omelie di monsignor Roberto Amadei, mio predecessore come vescovo di Bergamo, mi ha comunicato l’intenso amore a Cristo che egli ha vissuto; e mi ha comunicato la sincera passione per il ministero presbiterale, che egli ha vissuto in modo esemplare, e che ha amato nei suoi preti, ai quali ha dedicato tutto nella sua vita.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

18 ottobre 2019

NOTIZIE CORRELATE