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Il volto più bello

· Riflessioni del cardinale segretario di Stato al convegno della Cei sulle vocazioni ·

«La santità è il volto più bello della Chiesa»: queste parole, pronunciate da Papa Francesco nell’udienza generale del 19 novembre scorso, possono considerarsi il filo conduttore dell’incontro promosso a Roma dall’Ufficio nazionale per la pastorale delle vocazioni della Conferenza episcopale italiana (Cei). Tre giorni di convegno — da sabato 3 a lunedì 5 gennaio — a cui hanno partecipato, tra gli altri, il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, e il vescovo segretario generale della Cei, Nunzio Galantino.

Tema dell’appuntamento quello della bellezza della vocazione cristiana — «È bello con te. Vocazioni e santità: toccati dalla bellezza» — intesa come il primo tassello di un itinerario triennale che intende approfondire gli atteggiamenti fondamentali dell’esperienza vocazionale: stupore, gratitudine, adorazione. «Parlare di bellezza significa parlare di vocazione, perché ogni vocazione è una testimonianza bellissima di un cammino originale verso la santità», ha sintetizzato nella sua relazione introduttiva monsignor Domenico Dal Molin, direttore dell’ufficio Cei per la pastorale delle vocazioni.

Il punto di partenza è dunque il fascino destato dalla presenza di Cristo. Una capacità di attrattiva che oggi rischia di essere dimenticata, come ha sottolineato il cardinale Parolin nell’omelia della messa presieduta domenica 4: «Esiste la reale possibilità, nel nostro mondo affannato e superficiale, di riconoscere davvero questa Bellezza, e di esserne di conseguenza affascinati e attratti? È possibile trasformare tutte le espressioni di autentica bellezza in sentiero che aiuta a incontrarsi con il Signore Gesù?». La risposta, come suggerito anche da Papa Francesco nell’Evangelii gaudium, non può che essere positiva. «Siamo circondati, per non dire immersi nella bellezza, che ci viene incontro nella natura, nei capolavori dell’arte e nelle opere d’ingegno che l’umanità continuamente produce. Tutte le forme artistiche, in particolare, ci richiamano a qualcosa di superiore, a Qualcuno che le ha rese possibili e verso il quale tendiamo. Se poi passiamo a considerare la sacra Scrittura e in modo peculiare il Vangelo, ci imbattiamo in una forma di bellezza che suscita meraviglia, non solo nei credenti in Cristo Gesù, ma in ogni persona che con onestà intellettuale si ponga davanti a quelle pagine». 

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22 agosto 2018

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