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Il volto di Antonio

· Nuova indagine sul corpo del santo di Padova ·

Una ricostruzione forense tridimensionale

Il versetto biblico «il tuo volto, Signore, io cerco» (Salmi 27, 8) esprime un desiderio che attraversa tutta la Scrittura, dall’inizio alla fine, in modo anche struggente. 

Ognuno desidera incontrare il “volto” dell’amato e quando questo è lontano lo immagina, rendendolo così presente, e se questo vale per Dio che è per eccellenza non raffigurabile, vale ancor più per i suoi santi, molti dei quali vantano un’iconografia sterminata: dalla Vergine e san Giuseppe, ma anche da san Giovanni Battista agli apostoli, e, per venire a noi, da san Francesco d’Assisi a sant’Antonio, suo discepolo.

Ma, chiediamoci, com’è possibile dare un volto a santi in vita conosciutissimi ma dei quali nessuno dei contemporanei si è preoccupato di trasmettere le sembianze? Forse perché a valere era la dimensione dell’interiorità e della fede, non tanto la materialità dei tratti fisici o i lineamenti dei volti.

Applicato a sant’Antonio, questo discorso rimanda a una lunga storia che proprio in questi giorni viene a chiudersi definitivamente, o quasi. La sera del 10 giugno, alle ore 20.45, presso l’auditorium del Centro Culturale Altinate San Gaetano di Padova, viene svelato in prima mondiale il volto del santo elaborato in 3d, su commissione dell’università di Padova. La ricerca del vero volto del santo non è finita, infatti, con i dati raccolti nel corso della traslazione del 1981. Dopo trent’anni, a motivo dell’affinarsi delle tecnologie, si è sentita la necessità di utilizzare tutti i mezzi a disposizione per una nuova indagine. L’operazione è stata possibile grazie all’avvento e all’evoluzione delle tecniche di ricostruzione forense, rese ormai famose al grande pubblico grazie a notissime serie televisive (CSI o Bones): dal solo cranio si può ormai ricostruire, con un alto grado di oggettività, il volto e le fattezze di una persona.

Ugo Sartorio

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19 novembre 2019

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