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Il volto dell’Assoluto

· Nel pensiero del gesuita Xavier Tilliette ·

Nella sua lunga attività di apostolato scientifico, il padre Xavier Tilliette si è sempre sforzato di istituire una passerella tra la filosofia e la teologia. Nato a Corbie (nella Somme in Piccardia, nei pressi di Amiens, nord della Francia) il 23 luglio del 1921, entra nella Compagnia di Gesù nel noviziato di Laval, Mayenne, nel 1938. Dopo gli studi liceali, segue i corsi di Jean Wahl e Vladimir Jankélévitch e si dedica all’approfondimento di Merleau-Ponty, ma anche di Kierkegaard e Jaspers. Viene ordinato sacerdote nel 1951. Insegna dapprima filosofia al Collège St-Louis de Gonzague e dal 1961 al 1966 nello scolasticato gesuita di Chantilly. Nel 1969 ottiene il dottorato in filosofia alla Sorbona, con una tesi su Schelling, sotto la direzione di Jean Wahl, che verrà pubblicata col titolo Schelling. Une philosophie en devenir e premiata con medaglia del Cnrs. Dal 1969 al 1987 è stato docente all’Institut Catholique di Parigi e dal 1972 al 2000 nella facoltà di filosofia della Pontificia università Gregoriana di Roma.

Raffaello, «Teologia»  (Stanza della segnatura, 1509-1511)

Le sue ricerche, oltre agli interessi iniziali per la letteratura e per la filmologia, che sembravano quasi predestinarlo a diventare docente di lettere in qualche scolasticato gesuita o redattore per la sezione letteraria degli «Études», si sono concentrate sullo studio della filosofia. A partire dagli anni settanta ha sviluppato, sulla scia di Schelling, ma soprattutto di Blondel, una cristologia filosofica, per portare avanti l’idea di una filosofia cristiana illuminata dalla Rivelazione. Nello stesso tempo, è diventato un apprezzato specialista di Claudel, della fenomenologia (in particolare di Husserl e Merleau–Ponty). Per i suoi lavori, ha ottenuto, nel corso della sua lunga carriera, numerosi e prestigiosi riconoscimenti internazionali (Accademia di Francia, cavaliere della Légion d’honneur e dell’Omri, membro della Accademia bavarese delle scienze, medaglia Humboldt dell’omonima università di Berlino, e così via). Le sue opere principali sono state tradotte in varie lingue, tra cui inglese, italiano, tedesco, spagnolo e portoghese.

Tilliette ha sentito l’importanza e l’urgenza di un progetto che fosse capace di discernere il riflesso dei dati teologici nell’ambito del lavoro filosofico. Questo piano di ricerca gli è stato ispirato dalla frequentazione del gesuita Gaston Fessard che intendeva la sua filosofia come dipendente dalla prima L’Action (1893). Si tratta di un percorso che è «come l’asse di una filosofia pienamente cristiana». Per illustrarne i tratti fondamentali, Tilliette si avvale dell’analisi di tre autori francesi, per sua esplicita ammissione strettamente apparentati tra loro: Blondel, Fessard e Bruaire. Con il loro itinerario speculativo e la loro testimonianza personale, manifestano meglio di ogni altro ingegno come debba essere intesa la solidarietà dei due termini. Blondel predispone la fisionomia del procedimento da seguire, per fare nell’orizzonte della propria fede uno sforzo da filosofo. Il suo intento fondamentale è la rigenerazione della filosofia, che solo con l’ausilio delle proprie forze fa emergere come pierres d’attente le realtà cristiane.

Nella terza parte de L’Action — che poi è quella più ampia al punto da costituire più della metà dell’intera opera — Blondel infatti studia il fenomeno dell’azione e della sua espansione. La loro analisi porta al rinvenimento in ogni stato d’animo, in ogni fenomeno contingente, di un “unico necessario” che si impone come un fondamento immanente a tutto ciò che c’è, ma con i tratti della trascendenza. Così si apre una doppia via: da un lato l’azione giunge a riconoscere l’impossibilità di rinchiudersi nell’ordine naturale; e dall’altro è essa stessa impossibilitata a superare l’ordine delle cose contingenti. Questa impostazione del problema è stata chiamata apologetica dell’immanenza o della soglia ed è stata variamente accolta e interpretata. Gli esempi più importanti, usati da Blondel per dispiegare questa trama, sono costituiti dallo schematismo eucaristico e dal pancristismo. La figura del Cristo è il vinculum, le lien substantiel che conferisce coesione interna al discorso dell’azione in tutte le sue varie articolazioni.

di Antonio Russo

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21 luglio 2019

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