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Il volto della città solidale

· Compie sessant’anni l’Opera San Francesco per i poveri ·

Sessant’anni dedicati ai più bisognosi, con innumerevoli azioni di carità e accoglienza dirette a un unico scopo: portare conforto e alleviare le sofferenze di quanti si trovano in difficoltà. È quanto ha fatto e continua a fare l’Opera San Francesco per i poveri. La recente presentazione dell’ultimo bilancio sociale è stata un’occasione per raccontare anche i risultati conseguiti dal 1959, quando fra Cecilio aprì la prima mensa dei poveri in corso Concordia, a Milano, ponendo le basi di quell’opera che ricevette pieno appoggio dall’allora arcivescovo Giovanni Battista Montini. Da allora impegni e iniziative si sono moltiplicati, sia a livello di bisogni primari (alloggio, igiene, cure mediche) che di quelli più complessi, indispensabili al reinserimento sociale. E le cifre contenute nel bilancio lo testimoniano ampiamente con milioni di prestazioni erogate: in particolare dal 1994, anno in cui l’ente caritativo ha informatizzato i suoi servizi, sono stati preparati fino al 2018 ben 15.205.565 pasti.

«Questo bilancio raccoglie non solo numeri, ma mostra soprattutto il lavoro che è stato fatto grazie al sostegno di tutti e ci pone con drammatica urgenza davanti a nuove sfide, pensando soprattutto all’aumento della povertà delle famiglie a Milano come in Italia» scrive nel rapporto il presidente dell’Opera San Francesco per i poveri, fra Marcello Longhi. «Come sempre guardiamo ai più deboli, cogliendone il disagio per offrire loro non solo sollievo, ma anche speranze concrete per una convivenza e un inserimento possibile nella comunità. Un impegno significativo per la nostra attività di solidarietà segnata da un profondo sentimento di speranza, che accenda l’intelligenza e generi buone pratiche per continuare a essere promotori di un umanesimo integrale ispirato a San Francesco d’Assisi».

Solo nel 2018, Opera San Francesco per i poveri ha distribuito 712.268 pasti, garantito 57.517 ingressi alle docce, donato 9.132 cambi d’abito ed effettuato 36.298 visite mediche, aiutando circa 25.000 persone, in maggioranza peruviani, italiani e marocchini, in gran parte uomini (oltre il 70 per cento), tra i 25 e i 54 anni. Numeri importanti difficilmente raggiungibili senza il costante e crescente sostegno degli oltre mille volontari, circa 230 dei quali medici, necessari per svolgere in modo efficace le attività di assistenza arricchendole sempre con una parola di conforto, un sorriso, una battuta.

Per quanto riguarda l’operato giornaliero, la storica mensa di corso Concordia e quella aperta nel 2017 in piazzale Velasquez distribuiscono un totale di 2.330 pasti; al servizio docce accedono quotidianamente 223 ospiti e il guardaroba garantisce quaranta cambi d’abito per un totale di 143.933 capi forniti dal centro raccolta. La sede di piazzale Velasquez è dotata anche di un poliambulatorio, vero e proprio fiore all’occhiello dell’Opera, che eroga 156 visite quotidiane per un totale annuale di 36.298 prestazioni. Nella struttura si alternano i medici volontari assieme a otto infermieri, un operatore socio sanitario, nove assistenti alla poltrona ed è anche attivo uno sportello di distribuzione farmaci: nell’ultimo anno ne sono stati distribuiti gratuitamente 60.800. Cifre che rappresentano uno spaccato significativo sulla povertà nel territorio milanese e che fanno riflettere, come già sottolineato, sulla situazione della povertà in Italia, fenomeno in forte crescita soprattutto dal 2008, quando è aumentato sensibilmente il numero delle famiglie in difficoltà economiche, fino a giungere alla cifra attuale di 1.778.000.

Ancor più preoccupante è lo stato di indigenza dei minorenni e dei giovani fino ai 34 anni, superiore a quello degli adulti e comprendente quasi la metà di tutti gli individui poveri. Povertà economica, si legge nel rapporto, significa anche povertà educativa, la quale colpisce in gran parte i giovani di famiglie economicamente più svantaggiate, con scarsi interessi sociali e culturali e con poche aspettative per il futuro. Una causa non indifferente di povertà, infatti, è anche la mancanza di lavoro o un lavoro non sufficiente per vivere dignitosamente come accade a madri sole o a famiglie con tre figli e più in cui un solo genitore lavora.

In tale contesto si inserisce l’impegno dell’Opera San Francesco per i poveri che in questo sessantennio ha colto le mutate necessità dei bisognosi di fronte alle trasformazioni sociali ed economiche, fedeli ai desideri espressi da fra Cecilio nel discorso di inaugurazione della mensa di corso Concordia: «L’Opera intende continuare con dignità, proprietà e modernità, cioè nella forma più consona alle esigenze sociali del momento, la tradizionale “carità” che alla porta del convento i figli di san Francesco compiono da secoli». Ecco allora l’importanza dei progetti di Housing Sociale e Housing First, studiati per nuclei familiari, i quali prevedono una serie di interventi che comprendono l’inserimento abitativo temporaneo e gratuito e la costruzione di percorsi di autonomia personalizzati secondo le indicazioni provenienti dai servizi sociali; e dello Sportello lavoro, pensato per supportare le persone che vogliono riconquistare la propria dignità attraverso un impiego, con professionisti pronti a guidarli passo dopo passo nel reinserimento nel mondo del lavoro fino a riconquistare l’indipendenza economica.

«Il bilancio sociale di Opera San Francesco diventa occasione per una visita guidata alle fondamenta della città», ha dichiarato l’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, in uno scritto contenuto nel rapporto: «Si scopre dappertutto gente che dedica tempo, risorse e competenze per parenti e sconosciuti, e così la città diventa solidale, attenta ai più fragili, abitabile e rassicurante. Ma c’è troppa gente relegata in solitudine, troppe persone che si chiudono in un ghetto, troppi che cercano sicurezza nell’indifferenza e nell’isolamento. Le relazioni tra la gente e la speranza hanno bisogno di manutenzione straordinaria». E quale migliore manutenzione se non quella della beneficenza? L’Opera può contare su un contributo di oltre 100.000 donazioni annue provenienti da tutta Italia, dimostrando come il sostegno all’operosità francescana siano un bene per tutti, da proteggere e difendere.

di Rosario Capomasi

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18 settembre 2019

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