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Il volto del dolore

· Settecento anni di scultura nella Renania centro-orientale ·

Fino al 2 novembre, nella cappella del cimitero di Lauterstein-Nenningen sono esposte dodici sculture della Pietà. Le opere provengono in prevalenza dal distretto di Göppingen e sono una testimonianza della straordinaria concentrazione di sculture di alto valore storico e artistico in questa zona. Prendendo spunto dal duecentoquarantesimo anniversario della Pietà di Nenningen, realizzata da Franz Ignaz Günther, è iniziato così un interessante confronto con le molteplici rappresentazioni di Maria che tiene in grembo il figlio appena morto.

Franz Ignaz Günther, «Pietà di Nenningen» (1774)

Nel distretto di Göppingen le sculture dedicate a questo soggetto coprono un lasso di tempo di ben settecento anni. Abbracciano quindi tutto il periodo, sin dalle origini di questa tipologia di gruppo scultoreo. Finora si sapeva che le pietà più antiche erano state scolpite intorno al 1320. Solo dalle ricerche più recenti è invece emerso che furono le circostanze politiche a far sì che questa forma di rappresentazione si potesse sviluppare. In un tempo in cui non era più permesso celebrare la messa, i fedeli cercarono e trovarono nella Pietà la possibilità di esprimere nel silenzio le proprie preoccupazioni e i propri bisogni.

La Pietà, o dolore di Maria, non fu mai al centro della liturgia, forse anche perché nella Bibbia non viene menzionata in maniera esplicita. Quella della Madre di Dio addolorata che tiene tra le braccia Gesù era — e lo è ancora oggi — prima di tutto un’immagine che parla alle donne. Affrontando nel silenzio la morte, il dolore e la perdita, contemplando la sofferenza della Madre di Dio, erano soprattutto le donne a potersi immedesimare in Maria. Dal compiersi della storia di salvezza trovavano consolazione tutti gli osservatori: la morte terrena non coincide con la fine.

Le opere realizzate nei secoli dagli scultori costituiscono un osservatorio privilegiato sulla molteplicità delle forme del lutto osservate nel corso del tempo: la disperazione per la perdita, la malinconia, lo smarrimento, il silenzio e la rassegnazione, l’immobilità, la richiesta di aiuto e di sostegno, ma anche un preludio al trionfo definitivo della vita, nel compiersi della profezia cristiana. 

di Gabriele von Trauchburg

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19 settembre 2019

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