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Per il Vangelo e il bene della Spagna

· Messaggi degli arcivescovi di Valencia e di Madrid ·

«Il mio maggiore, il mio più costante e impegnato servizio non sarà altro che questo: il servizio della fede, inseparabile dal servizio della carità verso tutti, con la predilezione per i poveri. Così contribuirò ad alimentare la speranza, della quale, a volte, abbiamo tanto necessità e mancanza». Con queste parole il cardinale Antonio Cañizares Llovera, già prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, nominato ora da Papa Francesco arcivescovo metropolita di Valencia, si è rivolto ai fedeli dell’arcidiocesi, attraverso una lettera diffusa giovedì.

«Torno — scrive il porporato nel suo messaggio — per essere, in comunione con il Papa e con tutti i miei fratelli vescovi, pastore, padre e fratello della parte del popolo di Dio che per pura grazia mi è stato affidato; e torno anche per servire» e fare tutto quello che è possibile «per la nostra cara Spagna in tempi che reclamano che tutti noi si dia il nostro apporto deciso al bene comune. Come sono partito così ritorno: “Sono qui per fare la volontà del Signore”».

Dopo aver rivolto un pensiero particolare ai consacrati, alle autorità politiche e amministrative e a quanti operano nel mondo della comunicazione, il cardinale Antonio Cañizares Llovera, ha rivolto un saluto al nuovo arcivescovo di Madrid, Carlos Osoro Sierra, suo predecessore a Valencia: «Che Dio lo ricompensi come solo Egli sa fare — ha scritto il porporato — che lo aiuti nel suo ministero e che protegga e benedica copiosamente la sua nuova e cara diocesi madrilena».

Lo stesso arcivescovo di Madrid e amministratore apostolico di Valencia, sempre giovedì, ha rivolto il suo messaggio a tutti i fedeli madrileni. «Mi metto in cammino con voi, v’inviterò ogni mese ad avere un incontro con me, per incontrare il Signore, come ho sempre fatto da quando sono vescovo», ha scritto il presule. «Vi invito — ha proseguito — ad avere il coraggio di dire in questo mondo che è bello andare con Gesù». Da giovani «bisogna puntare su grandi ideali, tra questi quello di rendere presente la Vita. Tale scommessa rende grande il cuore, di modo che in esso possano entrare tutti gli uomini. Non vi chiudete in voi stessi, perché se lo facciamo occultiamo tutto ciò che il Signore ha posto nella nostra vita e trasmettiamo questa grave malattia che colpisce il nostro mondo e che in qualche occasione ho chiamato “la malattia delle tre D” (indeterminatezza, desdibujamento, dell’essere umano, disperazione e disorientamento). Non abbiate paura di sognare grandi cose, Lasciatevi accompagnare da Gesù Cristo. Che vita nuova in sua compagnia! Ce lo dice il Signore nel Vangelo (cfr. Matteo, 25, 31-46): bisogna soccorrere il prossimo affamato, assetato, straniero, nudo, malato, carcerato, senza speranza, senza lavoro, senza orizzonti, senza famiglia, che non conosce il cammino». Ha proseguito il nuovo arcivescovo di Madrid: «Cari giovani, la novità di Dio che ci si rivela in Gesù Cristo, non assomiglia alle novità umane, che sono temporanee, passano, cercano sempre qualcosa di più, alla lunga creano divisioni, odi, rotture, scontri e dicono no alla cultura dell’incontro. La novità di Dio ci fa camminare contro corrente, poiché Lui ci dà la forza del suo amore. Con Lui possiamo fare tutto, possiamo addirittura mettere in gioco la nostra vita, di modo che sia il prolungamento dell’amore stesso di Dio, che non vede nemici ma fratelli. Scommettete su un mondo che valga la pena». 

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06 dicembre 2019

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