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Il virus
che frena lo sviluppo

· Il caso Odebrecht e la corruzione in America latina ·

Uno sviluppo infrastrutturale senza precedenti ha segnato negli anni passati numerose città latinoamericane. Caracas e Lima hanno esteso le linee della metropolitana, Buenos Aires è stata collegata alle città circostanti da una nuova rete ferroviaria, Rio de Janeiro ha ospitato grandi cantieri in vista delle olimpiadi e, ancora prima, per i mondiali di calcio. Quelli che avrebbero potuto essere importanti segnali di progresso non hanno tuttavia innescato un processo virtuoso di sviluppo economico. Perché tutte le opere appena citate, come tante altre in numerosi paesi del mondo, sono state realizzate dal colosso brasiliano dell’edilizia Odebrecht, la compagnia resasi protagonista di quello che le cronache ricorderanno come il più grande caso di corruzione della storia.

Quando, il 19 gennaio 2018, si rivolse alle autorità durante la sua visita in Perú, Papa Francesco mise in guardia contro gli effetti devastanti della corruzione, definita come «un’altra forma — spesso sottile — di degrado ambientale che inquina progressivamente tutto il tessuto vitale». Un vero e proprio virus sociale, che, come sottolineò il Papa, infetta tutto, danneggiando in primo luogo i poveri ai quali vengono indebitamente sottratte risorse che potrebbero essere impiegate per la loro inclusione.

All’inizio del suo discorso il Papa rivolse il suo saluto a Pedro Paolo Kuczynsky, allora presidente del Perú, costretto poco dopo alle dimissioni per evitare l’impeachment e in seguito arrestato su ordine dei giudici che indagano sullo scandalo Odebrecht. Ma la corruzione può fare molto peggio che aprire le porte di una prigione. Può segnare drammaticamente la vita delle persone, come dimostra la tragica fine di un altro ex presidente peruviano, Alan García, uccisosi alcuni giorni fa poco prima del suo arresto per un presunto coinvolgimento nella rete di tangenti della compagnia brasiliana. Secondo i manager di Odebrecht, anche altri ex presidenti del Perú sono rimasti a vario titolo coinvolti nello scandalo, che in realtà non ha risparmiato quasi nessun paese dell’America latina, estendendosi perfino in Africa.

In effetti, il caso Odebrecht è partito come un filone della cosiddetta inchiesta Lava Jato, avviata a Curitiba dal giudice Sérgio Moro, che con le sue indagini ha portato alla luce un intricato sistema di tangenti, generando uno scandalo che ha travolto un’intera classe politica brasiliana. Già nel 2014 il giudice aveva compreso che Odebrecht aveva creato una contabilità parallela. Poi nel giugno 2015 l’arresto dell’amministratore delegato, Marcelo Odebrecht, che, come altri manager dell’azienda ha cominciato a collaborare, ammettendo di avere pagato tangenti per quasi 800 milioni di dollari e concordando una multa record di 3,5 miliardi di dollari, da ripartire tra Stati Uniti, Brasile e Svizzera (i tre paesi che nel frattempo avevano aperto indagini). Marcelo Odebrecht, si è visto ridurre da 31 a 10 anni di carcere la pena che, dalla fine del 2017, sta scontando presso il suo domicilio.

Mentre il capo dell’impresa brasiliana patteggiava con la giustizia, dagli Stati Uniti è uscita la lista dei paesi latinoamericani implicati: oltre al Brasile (dove sono stati pagati 349 milioni di dollari), il Venezuela (98 milioni), la Repubblica Dominicana (92 milioni), Panamá (59 milioni), l’Argentina (35 milioni), l’Ecuador (33,5 milioni), il Perú (29 milioni), il Guatemala (18 milioni) la Colombia (11 milioni), il Messico (10,5 milioni). Da quel momento lo scandalo Odebrecht ha assunto dimensione continentale, rivelando quanto il sistema corruttivo minacciasse la stessa vita democratica dei paesi coinvolti.

Non è solo questione di concorrenza falsata dalle tangenti in sede di assegnazione degli appalti o di partiti politici indebitamente arricchiti e quindi con più fondi da spendere nelle campagne elettorali. Ciò che pesa è soprattutto l’inevitabile sfiducia della popolazione — spesso costretta a sopravvivere con salari bassissimi il cui potere di acquisto è svilito da un’inflazione a volte galoppante — nei confronti di un modo politico arricchitosi in modo illegale. Ma sarebbe un errore pensare che la corruzione agisce solo a livello di multinazionali o di partiti politici.

Il virus denunciato dal Papa pervade tutto. Uno studio pubblicato qualche tempo fa dalla ong Transparency International sulla situazione in America latina ha rivelato come, nella regione, un cittadino su tre sia costretto a pagare una mazzetta per poter accedere a un servizio pubblico come per esempio una cura in ospedale o l’acquisizione di un documento. Il rapporto, preparato sulla base di 22.000 interviste condotte in 20 paesi, documenta come negli ultimi anni l’indebolimento delle strutture statali e il deterioramento dei diritti umani siano proceduti di pari passo. Molti paesi attraversano da tempo una fase di violenza e di insicurezza, mentre attivisti per i diritti umani, giornalisti e organizzazioni della società civile vedono il loro campo d’azione e la loro libertà di espressione limitata e minacciata. Questo significa che se le tangenti rappresentano un modo di arricchirsi per alcuni e un ostacolo nell’accesso ai servizi pubblici chiave per altri, soprattutto se appartenenti ai settori più vulnerabili della società, sempre più difficile è denunciare il reato. Il 28 per cento di chi ha portato alla luce fatti di corruzione ha infatti subito ritorsioni, e questo dato sembra giustificare il basso tasso di denunce reali: per quanto il 70 per cento dei cittadini intervistati vorrebbe avere un ruolo attivo nella lotta alla corruzione, solo il 9 per cento, di fronte a una richiesta illecita, ha realmente presentato denuncia, nonostante questa sia considerata la condotta corretta da tenere.

Eppure non si deve perdere la speranza e, come sottolineò il Papa a Lima, «quello che si può fare per lottare contro questo flagello sociale merita il massimo della considerazione e del sostegno». Ciò di cui si sente davvero il bisogno, e certo non solo in America latina, è una vero cambiamento culturale in favore della trasparenza negli enti pubblici e nel settore privato. «Nessuno può dirsi estraneo a questo processo» concluse il Santo Padre. La corruzione è evitabile e la lotta contro di essa esige l’impegno di tutti.

di Giuseppe Fiorentino

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23 agosto 2019

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