Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

​Il vescovo in metropolitana

Le parole che Papa Francesco, sin dai primi giorni del suo pontificato ha accompagnato a gesti potenti sono state plasmate, riscaldate e rese efficaci e penetranti da quelle degli anni vissuti da pastore a Buenos Aires. Il volume che presentiamo è dunque, in qualche modo, il laboratorio del pontificato di Francesco. Un esempio: scopriamo come il tema dell’Evangelii gaudium, cioè dell’alegría de evangelizar, è presente da sempre nella predicazione del Papa. Questo libro va letto per entrare nel mondo del Bergoglio pastore locale e, adesso, universale della Chiesa. Cioè entrare nel suo sguardo, nel suo modo di vedere la realtà. Riconosceremo in nuce molti tratti del suo magistero attuale.

Il lettore che si accosta al volume Nei tuoi occhi è la mia parola può immaginare non solamente un vescovo che attraversa a piedi o in metropolitana le strade della sua città e della sua diocesi, ma può vederlo in prospettiva mentre si affaccia dalla loggia delle benedizioni di San Pietro. Percorrendo le pagine del volume si comprendono meglio le parole e i gesti di un Pontefice che ha messo al centro del suo ministero il discernimento e la misericordia. E comprendiamo meglio anche la formazione di quello che è considerato uno dei maggiori leader morali e spirituali del mondo, forse il più ascoltato a livello globale come ha rilevato un recente sondaggio internazionale Gallup.

Le parole del ministero pastorale di Bergoglio si nutrono di vita vissuta, di questioni aperte, frontiere attraversate, periferie percorse, sfide che hanno volti e nomi. Non sono dunque esercitazioni pastorali, riflessioni di scuola o meditazioni fatte al riparo dal mondo. Come commenta padre Spadaro nella sua introduzione, non c’è parola di Bergoglio che non nasca dal suo silenzio di gesuita che contempla e che agisce, senza distinzione cronologica tra le due cose, secondo il motto ignaziano in actione contemplativus. Monsignor Bergoglio in queste pagine si sintonizza con le aspirazioni e le situazioni del tempo leggendole alla luce della Parola di Dio. È necessaria un’acuta sensibilità spirituale per saper leggere negli avvenimenti il messaggio di Dio, e questo è molto di più che trovare qualcosa di interessante da dire. È un esercizio di discernimento evangelico.
La parola del Papa era ed è tutta spostata sull’interlocutore. Non elabora concetti astratti, ma abbraccia l’umanità che ha di fronte. Da qui il titolo del volume Nei tuoi occhi è la mia parola. È, infatti, l’occhio del fedele, del santo pueblo fiel de Dios, che deve generare la parola paterna, feconda, vitale. Lo percepiamo dalla pagina scritta, ma ce lo dice lo stesso Pontefice che, per l’occasione, ha pure rilasciato adesso a padre Spadaro una seconda ampia intervista, che è posta all’inizio del volume.
Proprio da questa conversazione emerge come il Papa senta il bisogno di vedere gli occhi delle persone alle quali si rivolge. Francesco non vede mai davanti a sé una “massa” né può fissare i suoi occhi davanti a un foglio di carta. Riflette sull’esperienza che racconta. Emergono ricordi, episodi del tutto inediti. Quante esperienze pastorali sono raccontate in questa intervista! E il Pontefice torna indietro nel tempo raccontando pure le sue esperienze di parroco a contatto con i ragazzini del catechismo. Confessa Francesco: «Ero felice. Volevo fare il pastore. Soprattutto dei bambini». Ci sono pure episodi esilaranti e gustosi che lasciamo scoprire al lettore.
Ma l’intervista è anche l’occasione di parlare della liturgia e della sana tradizione, ribadendo che «il Vaticano ii e Sacrosanctum concilium si devono portare avanti come sono. Parlare di “riforma della riforma” è un errore». Ma anche di letteratura, di creatività, della vita stessa che è fatta di tensioni e contraddizioni che «non vanno necessariamente risolte e omologate». Insomma: emerge la forte personalità di Francesco.
Questo corpus di testi è presentato in maniera cronologica e non per estratti tematici o frutto di combinazioni estemporanee e provvisorie. Va pure letta così com’è nata, progressivamente, suggerisce il curatore. Le letture tematiche sono utili e interessanti, ma peccano di funzionalismo. Una esperienza pastorale non è mai comunicabile come una raccolta di idee. Le tappe fisse di questa esperienza sono il Te Deum per il 25 maggio, cioè la festa nazionale, con discorsi di carattere politico e di interesse nazionale; le omelie per la festa di san Gaetano, patrono dei lavoratori, con discorsi di carattere sociale; le omelie per il pellegrinaggio al Santuario della Madonna di Luján. Dalla varietà delle occasioni si deduce la grande differenza di persone, a livello sociale, religioso e politico con le quali monsignor Bergoglio sapeva entrare in relazione.
Notiamo che predicò, anche in tempi molto difficili, sempre a favore di lavoratori e disoccupati. Questa predicazione divenne una sorta di esame di coscienza sia religioso sia civile della società argentina con l’obiettivo che essa si riscuotesse grazie a un ritrovato senso di responsabilità, anche delle classi politiche. Monsignor Bergoglio si spese molto cercando sempre di fare incontrare nel dialogo i differenti schieramenti politici, spingendo a «rivitalizzare il tessuto» della società. Ma non esitò in alcune circostanze a lanciare chiare sfide al governo in nome del popolo e a combattere contro le élite malate di ideologia. Il Papa riconosce la storia complessa della nazione, i suoi crocevia, i dilemmi tra globalizzazione e solidarietà; vede nella sofferenza della crisi la passione di Cristo con sguardo di fede. Uno degli aspetti più importanti della critica di Bergoglio alla realtà riguarda il dramma dello svuotamento dei rapporti e dei legami. Questo per lui è il vero dramma di un popolo, oggi favorito dallo sradicamento spaziale delle grandi città.
Nell’intervista padre Spadaro gli chiede se l’omelia possa avere un impatto politico. Il Papa risponde: «L’omelia è sempre politica perché si fa nella polis, si fa in mezzo popolo. Tutto quello che noi facciamo ha una dimensione politica e riguarda la costruzione della civiltà. Si può dire che anche nel confessionale, quando dai l’assoluzione, stai costruendo il bene comune». Altre tappe fisse della sua predicazione sono scandite dal tempo liturgico.
Da notare però come una buona parte del volume è composta da messaggi, incontri e omelie per catechisti ed educatori. Stupisce la quantità e la qualità delle riflessioni di monsignor Bergoglio rivolte sia al mondo della scuola sia a quello della formazione cristiana. Colpisce l’attenzione ai ragazzi irrequieti e indisciplinati. Una citazione tra le tante possibili: «Un ragazzo “inquieto” è un ragazzo sensibile agli stimoli del mondo e della società, uno che si apre alle crisi a cui va sottoponendolo la vita, uno che si ribella contro i limiti ma, d’altra parte, li reclama e li accetta (non senza dolore), se sono giusti. Un ragazzo non conformista verso i cliché culturali che gli propone la società mondana; un ragazzo che vuole imparare a discutere». Dunque per monsignor Bergoglio occorre leggere l’inquietudine e valorizzarla perché tutti i sistemi che cercano di “acquietare” l’uomo sono perniciosi perché conducono, in un modo o nell’altro, al “quietismo” esistenziale.

di Pietro Parolin

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

16 gennaio 2019

NOTIZIE CORRELATE