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Il vescovo in parrocchia

Anche per Papa Francesco la prima visita a una parrocchia della diocesi di Roma è stata una sorpresa, per la naturalezza con la quale si è svolto l’incontro con i parrocchiani di ogni età. Il modo di essere caldo e spontaneo del Pontefice preso quasi «alla fine del mondo» e l’affetto crescente che moltissime persone gli stanno manifestando sono infatti ormai noti a tutti, come si vede soprattutto nelle udienze e nelle messe mattutine che si susseguono quasi ogni giorno dal momento dell’elezione.

Ma nella parrocchia romana all’estrema periferia settentrionale della città è stato diverso. E lo si è capito subito fin dal saluto del parroco, un giovane prete romano originario della Romania. Parole semplici che hanno colpito per la loro autenticità Papa Francesco, il suo vescovo, e lo hanno persuaso a rinunciare al discorso, che aveva preparato, per improvvisarne un altro di straordinaria efficacia, in dialogo con i bambini che stavano per ricevere o avevano appena ricevuto la prima comunione.

Nella festa della Trinità, prendendo spunto da un cenno del parroco all’episodio evangelico di Maria che in fretta si reca dalla parente Elisabetta, titolare con Zaccaria della parrocchia, il Pontefice ha detto che sarebbe bello invocarla nelle litanie come «Signora che va in fretta». In questo modo, che ha colpito per la sua immediatezza, il vescovo di Roma ha spiegato la presenza della Vergine, sollecita e amorevole come quella di una madre, nella vita quotidiana di chi la invoca.

E dell’essere cristiani — cuore dell’omelia — il Pontefice ha parlato dal punto di vista della Trinità, se così ci si può esprimere, e con l’aiuto dei bambini. Si è così intrecciato un inatteso dialogo tra il Papa e i ragazzini che di lì a poco, dalle sue mani, avrebbero ricevuto la prima comunione. E alle domande improvvisate durante l’omelia bimbe e bimbi, preparati con affetto dalle loro bravissime catechiste, hanno saputo rispondere davvero bene, aiutati anche dalla sapiente affabilità del loro vescovo arrivato in parrocchia.

Il pensiero è andato al mese, troppo breve, del pontificato di Giovanni Paolo I, con i semplici e incantevoli dialoghi che aveva iniziato a tenere durante le udienze generali interrogando un chierichetto, secondo un uso che Albino Luciani già praticava durante il suo episcopato. E al di là dei ricordi, nella memoria storica affiora l’esempio più lontano di Pio XI e delle udienze durante le quali si intratteneva fino a tarda ora, il mattino o la sera, per potere salutare e benedire personalmente tutti i presenti, o un secolo fa il precedente delle lezioni di catechismo che Pio X teneva nel cortile di San Damaso ai fedeli delle parrocchie romane.

Insieme al cardinale vicario, aiutato dai vescovi ausiliari, il vescovo di Roma — che è il titolo papale più tradizionale e autentico insieme a quello di «servo dei servi di Dio» — ha così iniziato le visite alle sue parrocchie. E la prima visitata è stata singolarmente quella che può essere definita l’ultima per la sua lontananza geografica dal centro. Ed è quasi un segno che rende esplicita l’attenzione di Papa Francesco per le periferie, geografiche e soprattutto spirituali. Dalle quali, come avviene alla sentinella descritta dal profeta, si comprende meglio la realtà.

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18 novembre 2019

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