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Il vero sviluppo
è nella comunione

· ​Lettera dei vescovi belgi per i cinquant’anni della «Populorum progressio» ·

Riprendere la nozione di “progresso dei popoli” sviluppata da Paolo VI e, utilizzando la chiave proposta da Papa Francesco, la misericordia, raggiungere una “comunione dei popoli”, per il bene della casa comune, il pianeta Terra. Dalla Populorum progressio a una “Populorum communio”: la Conferenza episcopale belga celebra il cinquantesimo anniversario dell’enciclica di Paolo VI (datata 26 marzo 1967) con una lettera — pubblicata in vista della Quaresima e intitolata appunto «Populorum communio. La comunione dei popoli» — con la quale porsi un nuovo obiettivo, fornire strumenti, trovare risposte, aprire gli occhi sugli squilibri e le ingiustizie che caratterizzano il mondo di oggi. Un vulcano pronto a eruttare: questa è l’immagine che i vescovi danno del mondo, le cui sfide, enormi, interpellano tutti, Europa e Belgio compresi, e vanno dalla distruzione della città di Aleppo alla guerra in Siria e in Iraq, dai vili attentati terroristici che non hanno confini fino ai disperati tentativi di attraversare il Mediterraneo da parte di migliaia e migliaia di uomini e donne in fuga da ogni genere di conflitto. Sfide che coinvolgono naturalmente anche la Chiesa, il cui magistero e impegno sociale vanno di pari passo attualizzati.

Cinquant’anni fa si trattava di dedicarsi allo sviluppo dei popoli, a livello planetario, oggi, con la mondializzazione della società e l’evoluzione della storia, occorre trasformarsi, pensare alla comunione dei popoli, vale a dire, spiega l’episcopato belga, alla pace fra le nazioni, nella giustizia e nella solidarietà. E Francesco ci spinge su questa via, lui che ha compiuto il suo primo viaggio apostolico, l’8 luglio 2013, sull’isola di Lampedusa per sottolineare il valore dell’accoglienza di rifugiati e migranti. La chiave è proprio la misericordia: «Come dice la parola stessa — si legge nel documento — si tratta di avere a cuore colui che vive nella miseria. Si tratta di una nuova sensibilità che si lascia toccare dall’altro e ci conduce a sviluppare un agire nuovo». I cristiani devono essere in prima fila nella nuova missione, sono chiamati a mettersi «al servizio dell’integrazione del povero nella società e al servizio della riconciliazione nel mondo», perché «il messaggio del Vangelo oggi passa dalla guarigione dei corpi e dal servizio agli esseri più fragili per sfociare nella comunione dei popoli». Di fronte agli squilibri e alle ingiustizie, «dobbiamo analizzare la situazione e reagire come cittadini responsabili e cristiani».
La comunione dei popoli si raggiunge scoprendo e riscoprendo «l’altro, gli altri, vicini e lontani, differenti e soprattutto poveri», ma anche cambiando, convertendosi «alla luce della fede in Gesù, innanzitutto a livello personale ma anche come comunità umane e cristiane».

di Giovanni Zavatta

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24 aprile 2019

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