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Il vero frutto della fede

· Nei nuovi sermoni di Erfurt sant’Agostino parla dell’attenzione verso chi ha bisogno ·

Ma la prima forma di misericordia è quella verso se stessi

Pubblichiamo stralci da due dei sei sermoni di sant'Agostino scoperti nel 2007 a Erfurt in Germania, e tradotti  lo scorso anno per la prima volta in lingua italiana con testo originale a fronte (Sermoni di Erfurt, Venezia, Marcianum Press, 2012, pagine 144, euro 19, a cura di Giovanni Catapano). I brani scelti sono tratti dal sermone noto come Erfurt 2, intitolato «Sulle elemosine delle cose spirituali», e da Erfurt 4, «Sulle elemosine che si fanno verso tutti». La prima forma di misericordia dell’uomo credente, scrive il vescovo di Ippona, è quella rivolta a se stesso; chi si sente amato da Dio estende poi questo amore al prossimo, amandolo come se stesso esortandolo a "piacere a Dio", unica strada per essere felice. Questo principio vale anche nel caso in cui il prossimo abbia verso di noi un animo ostile; Agostino ricorda che il consiglio di Gesù su questo tema non potrebbe essere più esplicito: «Amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano». La recente scoperta di questi testi contiene implicitamente anche un suggerimento di metodo;  «ancora una volta — scrive  Catapano nell’introduzione al libro — una biblioteca tedesca è stata luogo di ritrovamento di sermoni agostiniani inediti.  Era già accaduto con i trentaquattro sermoni scoperti a Wolfenbüttel da Germain Morin nel 1912 e con i ventisei sermoni scoperti a Magonza da François Dolbeau nel 1990. È lecito aspettarsi che nuove scoperte siano ancora possibili e che perciò il patrimonio dei circa seicento sermoni di Agostino attualmente in nostro possesso possa aumentare ulteriormente». «Conservando un corpus di sermoni agostiniani basato su materiale africano antico — continua Catapano — il manoscritto di Erfurt riporta un testo di qualità eccellente, ed è quindi di grande valore non solo per i testimoni inediti che trasmette, ma anche per quelli già noti, rispetto ai quali contiene varianti molto importanti».

Una qualità molto alta riscontrata, inaspettatamente, anche nel codice rinvenuto da François Dolbeau nella Stadtbibliothek di Magonza nel 1990 — un manoscritto di fattura poco pregiata e apparentemente privo di interesse — copiato addirittura verso la fine del Quattrocento, cioè quando già circolavano le prime edizioni a stampa di molte opere agostiniane. Questa scoperta, oltre a costituire l’ennesima e clamorosa riprova del principio che svincola il valore dei codici dalla loro antichità — il celebre recentiores non deteriores di Giorgio Pasquali — mostra anche la persistente necessità di continuare lo studio dei fondi manoscritti, conservati in biblioteche accessibilissime e invece tuttora mal conosciuti. Dolbeau ha trovato le parole più appropriate per descrivere la felicità degli studiosi che si imbattono in scoperte così sensazionali: leggere questi sermoni, dice, è un'esperienza paragonabile soltanto con «l'emozione che si prova quando un nastro registrato ci restituisce la voce di un amico che manca da tempo».

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21 luglio 2019

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