Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Il vero anticonformista
è il giovane credente

· Convegno della Penitenzieria apostolica ·

«Il vero anticonformista oggi è il giovane credente»: perciò «sarebbe delittuoso» se «vescovi e sacerdoti» come «ministri della misericordia» non percepissero l’urgenza di «una radicale riforma di mentalità nell’esercizio del ministero pastorale, in particolare nell’ascolto delle confessioni sacramentali». È il monito che il cardinale penitenziere maggiore Mauro Piacenza ha lanciato nella mattina di giovedì 26 aprile, aprendo i lavori del convegno in corso al palazzo della Cancelleria.

«Confessione dei giovani, fede, discernimento vocazionale», il tema scelto dalla Penitenzieria apostolica parafrasando quello del prossimo sinodo dei vescovi dedicato alle nuove generazioni. Nella sua prolusione il porporato è partito dalla premessa che gli adulti stanno consegnando ai giovani un “mondo rovesciato”, visto che «la condizione giovanile, per sua stessa natura, è spalancata alla grande prospettiva esistenziale di una vita “tutta da vivere” e da costruire», mentre «oggi essere giovani non è più un vantaggio anagrafico ed esistenziale» né «sociale». E in tale contesto il penitenziere maggiore ha rimarcato il paradosso che «proprio la Chiesa, da sempre accusata di non dare sufficiente spazio ai giovani», sia «in realtà, il soggetto che maggiormente ne ascolta e accoglie le esigenze». Ecco allora la necessità di spostare il discorso sull’autocoscienza del mondo giovanile, ferma restando «la consapevolezza dei diversi livelli di maturazione della fede, delle difficoltà che un giovane può avere nell’identificarsi pienamente con il “Credo” della Chiesa, ma anche del grande entusiasmo e della radicale generosità che, proprio la condizione giovanile permette» traducendosi «in atteggiamenti esistenziali».

Per tale motivo «essere cristiano oggi per un giovane è cosa profondamente anticonformista e radicalmente controcorrente». Basti pensare, ha commentato il penitenziere maggiore, a quanto accade nell’odierno contesto, in cui «la parcellizzazione dell’io, chiamato a interfacciarsi più con gli strumenti dei social che con le persone, determina un restringimento dell’orizzonte di interesse che va poco oltre la propria ristretta e utilitaristica cerchia». Mentre, di contro, «il giovane cattolico, inserito in una comunità, in un’associazione o in un movimento, respira il respiro stesso della Chiesa ed è chiamato costantemente a dilatare il proprio orizzonte».

Certo, il cardinale Piacenza si è detto consapevole delle due opposte polarizzazioni, entrambi artificiali, che possono tentare il giovane: da un lato l’illusione «di non avere nulla da imparare o da correggere e di essere immune da errori»; e dall’altro l’insinuarsi «di una radicale sfiducia nelle proprie possibilità», che a sua volta può avere il duplice nefasto esito di «un’inerzia paralizzante, che non permette il fiorire delle virtù e della vita», o di «una narcisistica e consumistica esperienza della vita senza prospettive né progettualità» che «si riduce a bruciare, qui e ora, le esperienze, le relazioni e le situazioni». Da qui la necessità per i pastori di intercettare i «bisogni permanenti e nuovi» dei giovani. Infatti se questi ultimi «sono particolarmente generosi nell’impiegare le energie in ciò che sta loro a cuore — allenamenti sportivi, imparare a suonare uno strumento o una lingua straniera, rivendicazioni — meno forte appare la capacità di applicare queste energie alla modifica dei comportamenti in ambito etico e morale». Anche perché, ha fatto notare il relatore, i giovani «guardando a un mondo di adulti spesso palesemente corrotto e inondati da una mole di male, amplificata dai mezzi di comunicazione, si trovano appesantiti, disorientati; sono illusi e al contempo delusi, arrivando a non percepire nemmeno la possibilità di un orizzonte valoriale più ampio del proprio io e della percezione immediata dei bisogni essenziali».

Eppure, ha esortato il cardinale Piacenza «anche nei più distratti, l’incontro con Cristo determina, quando è autentico, un risveglio, una capacità nuova di analisi, un’energia imprevista e straordinaria, dalla quale attingere anche per cambiare il cuore, o almeno per domandare che sia cambiato». Di conseguenza, ha concluso, «un giovane, che giunge a domandare alla Chiesa e al suo prete il sacramento della riconciliazione, compie un atto radicalmente rivoluzionario, contro-culturale. Anche senza saperlo, egli riconosce e afferma l’insufficienza del mondo a rispondere alle proprie domande, il bisogno di un salvatore e che questa salvezza passa attraverso la struttura storica e mistica del Corpo ecclesiale».

I lavori sono poi proseguiti con le testimonianze dei responsabili di due movimenti: Salvatore Martinez, del Rinnovamento nello Spirito Santo, e Chiara Amirante, della Comunità nuovi orizzonti. Il primo si è soffermato sulle difficoltà e l’urgenza di vivere e confessare la fede oggi; la seconda partendo dall’interrogativo di Gesù riportato nel vangelo di Giovanni «Chi cercate?» (18, 4) ha sviluppato il tema della ricerca di senso per la vita dei giovani.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

12 dicembre 2019

NOTIZIE CORRELATE