Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Il verdetto tedesco e il futuro della moneta unica

· La faticosa ricerca di un progetto politico comune ·

La sentenza della corte di Karlsruhe va molto al di là del semplice fatto giuridico e tecnico. La Corte costituzionale tedesca sembra aver sancito l’inizio di una svolta per l’Europa nella lotta contro la peggiore crisi economica del secondo dopoguerra. Berlino non guarda più con diffidenza al progetto europeo, accettando un’emergenza che supera gli interessi nazionali. Insieme al via libera di Strasburgo della nuova supervisione bancaria e al piano di Mario Draghi per l’acquisto limitato di titoli di Stato dei Paesi Ue in difficoltà, il verdetto tedesco mostra che la fiducia nella moneta unica inizia a prendere corpo.
Ma si tratta davvero di una svolta? Questa fiducia si concretizzerà in un progetto politico comune? I passi in avanti per ora restano sulla carta. Non tutti i dettagli sono stati definiti. Sul tavolo restano tre questioni irrisolte. La prima, ancora una volta, è la sovranità. Sul piano formale il nuovo fondo (Esm) sarà molto diverso dal vecchio  (Efsf), perché si tratterà di un’organizzazione intergovernativa  — ciò è stato reso possibile dalla modifica dei Trattati — e non di una normale società. La “potenza di fuoco” sarà pari a settecento miliardi di euro; concederà prestiti effettivi per un totale di cinquecento miliardi di euro, e fino al 31 luglio prossimo potrà contare anche sui circa cento miliardi ancora a disposizione dell’Efsf. Tuttavia, non è chiaro se e come le condizioni per l’accesso al fondo salva-Stati saranno legate a uno stretto commissariamento, insomma a una troika Fmi-Bce-Ue come avvenuto nel caso greco.
I Paesi più esposti agli attacchi della speculazione (Italia e Spagna in primis) premono affinché ciò non accada. Il memorandum d’intesa per far partire gli aiuti  — come ha chiesto il presidente del Governo spagnolo, Mariano Rajoy — non dovrà includere condizioni aggiuntive rispetto agli impegni già presi con la Commissione Ue. Un’esigenza, questa, che non dovrebbe incontrare grossi ostacoli fino a quando l’accesso al fondo salva-Stati sarà implementato dall’intervento congiunto della Bce con l’acquisto di titoli a tre anni. Proprio qui, tuttavia, potrebbe nascere un secondo problema: la Corte di Karlsruhe ha precisato di voler chiarimenti su alcuni aspetti legali del collegamento tra l’azione della Bce e il fondo.
La terza questione riguarda la frammentazione delle autorità. Consapevole della difficoltà, il presidente del Consiglio Ue, Hermann Van Rompuy, ha già lanciato il progetto di un unico ministero del Tesoro Ue, con un bilancio centrale, al fine di agevolare il coordinamento delle emissioni di debito, il completamento dell’unione bancaria con gli schemi di garanzie per i depositi e di liquidazione per le banche, il rafforzamento delle politiche economiche comuni. Tutto ciò — nelle aspettative di Van Rompuy — consentirà la centralizzazione delle decisioni, il miglioramento della competitività europea e una maggiore cooperazione tra il Parlamento di Strasburgo e i Parlamenti nazionali.
Segno che i vertici europei lavorano nella direzione di una sempre maggiore unità è il via libera all’unione bancaria. Con l’adozione della proposta legislativa che istituisce un meccanismo unico di supervisione, la Commissione ha voluto accelerare i tempi e, in appena dieci settimane dal vertice del Consiglio europeo di fine giugno, ha definito i paletti della nuova architettura. Il concetto è chiaro: per evitare che le banche europee si ritrovino di nuovo sull’orlo del fallimento e che siano i contribuenti a dover pagare, la Bce assumerà il ruolo di revisore unico dei circa seimila istituti dell’eurozona, a cui potrà concedere o ritirare la licenza e imporre sanzioni se non rispetteranno le indicazioni impartite.
A coadiuvare i tecnici di Draghi saranno le autorità nazionali, assicurando anche il monitoraggio degli istituti, in particolare dei più piccoli. L’Eba, l’autorità bancaria Ue, garantirà regole uguali per tutte le banche europee, dentro e fuori l’eurozona. L’ambizione di Bruxelles è che il nuovo sistema entri in vigore il primo gennaio 2013, ma tutto dipende dalla rapidità con cui Parlamento e Consiglio Ue daranno il loro via libera.
I Paesi non euro che vorranno unirsi al meccanismo unico, invece, saranno associati al processo decisionale del board di sorveglianza della Bce. Si discute ancora, però, sul margine di manovra nei negoziati: tra Parlamento e Consiglio Ue tutti i Governi contano di giocare per portare a casa maggiori garanzie per le proprie banche.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

18 ottobre 2019

NOTIZIE CORRELATE