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Il Venezuela esce dall’Osa

· Come ritorsione contro la decisione dell’organizzazione di convocare un vertice sulla crisi ·

Violenza nelle strade, caos politico e isolamento internazionale. La crisi in Venezuela non conosce tregua e rischia di avere gravi ripercussioni anche a livello regionale. Ieri, al termine di una nuova giornata di manifestazioni e scontri, il presidente Nicolás Maduro ha annunciato l’uscita del paese dall’Organizzazione degli stati americani (Osa). 

Una mossa decisa per rispondere alla convocazione da parte dell’Osa di un vertice straordinario di ministri degli esteri dei paesi membri sulla situazione venezuelana. Il governo di Maduro considera la convocazione del vertice un’intrusione negli affari interni del Venezuela. «L’Osa ha insistito con le sue azioni intrusive contro la sovranità della nostra patria e dunque procederemo a ritirarci da questa organizzazione» ha annunciato il ministro degli esteri venezuelano, Delcy Rodríguez, aggiungendo che «la nostra dottrina storica è segnata dalla diplomazia bolivariana della pace, e questo non c’entra niente con l’Osa». Ieri a Washington si era riunito il consiglio permanente dell’Osa, per discutere un progetto di risoluzione attraverso il quale convocare un vertice dei ministri degli esteri per trattare la crisi in Venezuela. Sedici paesi membri (Argentina, Barbados, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Stati Uniti, Honduras, Giamaica, Guatemala, Messico, Panama, Paraguay, Perú e Uruguay) hanno chiesto la riunione a causa della «crescente preoccupazione sulla situazione a Caracas». L’iniziativa è stata quindi approvata con 19 voti a favore, dieci contrari, una astensione e un assente. Alla tensione internazionale si associa quella interna. Il paese è in balìa del caos: saccheggi, violenze, scontri tra manifestanti e polizia sono all’ordine del giorno. Il bilancio parla di almeno trenta morti, ma le cifre variano in base alle fonti. Centinaia i feriti.

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19 gennaio 2020

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