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Il Venezuela elegge i governatori

· ​Si riaccende il confronto tra l’opposizione e il presidente Maduro ·

Oltre diciotto milioni di venezuelani sono chiamati alle urne domani per eleggere i governatori dei 23 stati in cui è diviso il paese. Si tratta di una nuova sfida fra il governo di Nicolás Maduro e un’opposizione ancora divisa e incerta su come porre fine a quasi due decenni di egemonia chavista.

Una manifestazione di protesta nel centro di Caracas (Epa)

Il voto, secondo alcuni osservatori, rischia di essere segnato dalla stessa serie di irregolarità che ha contraddistinto la vita istituzionale in Venezuela dalla vittoria dell’opposizione nelle politiche del 2015, nelle quali la coalizione antichavista del Tavolo dell’unità democratica (Mud) conquistò la maggioranza di due terzi dei seggi all’Assemblea nazionale, poi esautorata dal governo di Maduro.
Secondo la costituzione vigente, queste elezioni avrebbero dovuto svolgersi entro dicembre dell’anno scorso, e comprendere anche le legislative dei parlamenti statali. Le consultazioni sono state però ripetutamente rimandate dal consiglio nazionale elettorale (Cne), accusato dall’opposizione di essere subordinato al governo.
Nella settimana precedente al voto, il Cne ha spostato seggi, rifiutato l’accredito a osservatori stranieri e negato all’opposizione di eliminare candidati non autorizzati dalle schede elettorali. Ciononostante, i sondaggi pre-elettorali indicano che i candidati anti Maduro avrebbero la possibilità di imporsi in 20 stati. Solo in tre circoscrizioni è prevista una netta vittoria chavista. Attualmente il governo controlla 20 stati su 23.

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