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Il Vangelo oltre le culture

· Conclusa la visita del cardinale Filoni in Giappone ·

È stata ed è «la falsa identificazione tra cristianesimo e cultura europea uno dei maggiori ostacoli alla propagazione della fede in Giappone»: perciò occorre «riscoprire la forza dell’evangelizzazione iniziale, aggiornandola con l’esperienza e la conoscenza attuali, superando una certa visione irenistica tra fede e cultura». Perché «il Vangelo va oltre le culture». È un invito all’azione quello che il cardinale Fernando Filoni ha lasciato ai vescovi del paese asiatico concludendo martedì 26 la visita pastorale protrattasi per dieci giorni.

Alla vigilia della partenza per Roma, il prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli ha incontrato lunedì 25 a Tokyo la Conferenza episcopale del Sol Levante per tracciare un bilancio del viaggio, sottolineando in particolare che il futuro del cristianesimo nella nazione «non lo si può più attendere» da missionari stranieri, com’è avvenuto in passato. Occorre invece, ha esortato, «puntare su un’evangelizzazione, più forte e partecipata, degli stessi giapponesi: vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose, laici, famiglie, associazioni». Visto che «i missionari possono integrare, ma non sostituire». Si tratta, ha spiegato, di una «tendenza ormai comune in Africa, in Asia e altrove».

Inoltre, ha avvertito il porporato, «il Giappone non deve rincorre fantasiose metodologie a volte messe in campo dai nostri stessi apparati ecclesiali». Al contrario «la Chiesa deve ritornare a fare esperienza dell’annunzio autentico del Vangelo e della carità di Cristo». Insomma, ha concluso, c’è bisogno «della preghiera, della generosità e di zelo», dato che «anche i giapponesi di oggi» hanno «sete del messaggio di Gesù come tutti gli altri popoli del mondo».

E in tale contesto il prefetto di Propaganda fide ha ripercorso le principali tappe dell’evangelizzazione del paese asiatico. «Quando arrivarono i primi missionari, nel xvi secolo, trovarono — ha ricordato — una terra fertile per l’annuncio». E «uno degli elementi principali che allora attrassero il cuore dei giapponesi, fu la novità del messaggio» che conferiva a tutti gli uomini e a tutte le donne «stessa dignità, senza riguardo alla condizione sociale». Da qui l’invito ai pastori di oggi affinché si interroghino se «dopo circa cinque secoli, in questa società caratterizzata dall’alto sviluppo scientifico e tecnologico, il messaggio che attirava gli antenati è ancora valido».

In precedenza, nella mattina di domenica 24, il cardinale Filoni aveva visitato l’università Sofia e nel pomeriggio aveva incontrato il clero, i consacrati e i fedeli dell’arcidiocesi di Tokyo, offrendo loro come modello di riferimento la figura del beato Justo Takayama Ukon, la cui «scoperta di Cristo è avvenuta nella gradualità della sua maturazione spirituale, umana e sociale. Il “samurai di Dio” non si è mai dissociato dalla realtà del suo Giappone — ha chiarito il porporato — rimanendovi sempre all’interno e considerando il Vangelo non estraneo e del tutto adeguato al popolo giapponese».

Ecco allora l’incoraggiamento alla comunità cattolica della capitale affinché sostenga tutte le iniziative pastorali, intellettuali e sociali» promosse dall’arcivescovo Peter Takeo Okada, soprattutto quelle in favore di «poveri, immigrati, anziani, famiglie» e delle «innumerevoli miserie presenti nelle grandi metropoli». Anche in Giappone, ha messo in guardia il cardinale, «si corre il rischio di considerare la religione come una questione privata o, al massimo, di interesse sociale» e si finisce col «cadere nelle ambiguità». Mentre, ha ammonito, «la carità nella Chiesa è un dono di Dio per l’edificazione della comunità, che non può tollerare gli scarti umani e le emarginazioni».

Infine il prefetto del dicastero missionario ha partecipato alla messa domenicale nella cattedrale di Tokyo. All’omelia ha ribadito che ha il Giappone ha «bisogno del Vangelo, nonostante la sua egregia cultura, la sua capacità tecnologica e creativa, e la ricchezza delle sue tradizioni. Ha bisogno di Cristo, della sua verità che conduce all’incontro con Dio Padre e della vita che si incontra nella misericordia del suo cuore».

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