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Il Vangelo nel mondo

· Approvato all’unanimità il Messaggio del Sinodo dei Vescovi ·

Il Sinodo lancia un progetto concreto per la nuova evangelizzazione. Con un punto fermo: «la fede si decide nel rapporto che instauriamo con la persona di Gesù» e per testimoniarlo bisogna accostarsi alla vita degli uomini di oggi, senza «inventare chissà quali nuove strategie» perché il Vangelo non è «un prodotto da collocare sul mercato delle religioni».Proprio per «sostenere e orientare» tutte le comunità cristiane nell’urgenza della missione, i padri sinodali hanno approvato, nella mattina di venerdì 26 ottobre il messaggio pastorale, il nuntius, a conclusione dei lavori. Si tratta di un documento nuovo, come ha detto il cardinale Betori — presidente dell’apposita commissione sinodale per la stesura — presentandolo subito dopo l’approvazione nella Sala Stampa della Santa Sede. Nuovo perché «non si limita a esortazioni globali, ma si articola in punti riferibili a ciascun continente, espressamente e specificatamente nominati in ordine alfabetico».Perché se è vero, ha spiegato, che soprattutto in un mondo globalizzato la riflessione riguarda l’insieme, è altrettanto vero che globalizzazione non vuol dire livellamento. E dunque ogni questione va affrontata tenendo conto delle singole realtà. Altra caratteristica è nel tono che si è voluto mantenere nel messaggio: esortativo e incoraggiante, perfettamente in linea «con il tono costante degli interventi dei padri sinodali». Ed è questo un altro degli elementi caratterizzanti del messaggio sinodale, nel quale tutti i padri «si sono ritrovati e riconosciuti tanto da approvarlo per acclamazione». Un esempio, ha detto il cardinale Betori, della comunione espressa nella collegialità della Chiesa. Nel testo hanno messo insieme esperienze e proposte emerse nell’assemblea, affrontando le questioni più scottanti. Senza cedere al pessimismo e invitando a un confronto a tutto campo, il Sinodo ha emblematicamente proposto come filo conduttore del messaggio la pagina evangelica che racconta l’incontro di Gesù con la donna samaritana. Anche con l’esperienza sinodale «la Chiesa sente di doversi sedere accanto agli uomini e alle donne di questo tempo per rendere presente il Signore nella loro vita». Il dibattito in aula, in questi giorni, ha reso evidente come ovunque nel mondo si senta «il bisogno di ravvivare una fede che rischia di oscurarsi in contesti culturali che ne ostacolano il radicamento personale e la presenza sociale, la chiarezza dei contenuti e i frutti coerenti». Niente pessimismo, raccomandano i padri: globalizzazione, secolarizzazione, vecchie e nuove povertà sono sfide da raccogliere come opportunità di evangelizzazione. E «non si tratta di cominciare tutto daccapo». È evidente, però, che «i mutati scenari sociali e culturali» chiamano i cristiani «a qualcosa di nuovo». I padri sinodali pensano «a comunità accoglienti, in cui tutti gli emarginati trovino la loro casa, a concrete esperienze di comunione». Insomma si tratta di «rendere concretamente accessibili esperienze di Chiesa, moltiplicare i pozzi a cui invitare gli uomini e le donne assetati e lì far loro incontrare Gesù, offrire oasi nei deserti della vita». Ma la missione di evangelizzare il mondo inizia per la Chiesa con un appello alla conversione. A cominciare da se stessa.

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13 novembre 2019

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