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Il Vangelo in Paraguay

· Nell’anniversario della canonizzazione dei martiri gesuiti ·

L’attualità  del messaggio di  san Roque González de Santa Cruz e dei suoi compagni martiri è stata ribadita dal cardinale Cláudio Hummes durante le celebrazioni conclusive del venticinquesimo anniversario della loro canonizzazione, alle quali il porporato ha partecipato come inviato speciale del Santo Padre. Nella cattedrale di Asunción del Paraguay, venerdì pomeriggio 15 novembre il cardinale ha voluto innanzitutto trasmettere l’abbraccio e la benedizione di Papa Francesco a tutti i «prediletti di Dio» in Paraguay, cioè i poveri delle periferie territoriali ed esistenziali, quanti soffrono, gli ammalati e i disperati.

Durante la messa vespertina, riflettendo sul martirio dei tre gesuiti che pagarono con la vita l’impegno di annunciare il Vangelo agli indios, il porporato ha ricordato  le parole di Papa Francesco  a proposito dell’esistenza di una «cultura dell’esclusione, dello scarto di persone e anche di comunità e di Paesi interi»,  e di una «cultura dell’indifferenza di fronte all’emarginazione e alla sofferenza dei poveri e abbandonati della periferia del mondo». La Chiesa stessa, è l’avvertimento lanciato da Hummes, «deve stare attenta che non si alzino muri che la rendano inaccessibile a quelli che soffrono, ai poveri, agli abbandonati», al contrario, deve abbattere le barriere e costruire ponti, al fine di incamminarsi verso le periferie, all’incontro con le persone, «per dimostrare loro che Dio è misericordioso e, per questa ragione, anche la Chiesa e ogni cristiano, soprattutto i pastori, dobbiamo essere misericordiosi con quelli che soffrono e poveri».  Ecco che, in questo senso, i tre martiri sono un esempio. La Chiesa, ha sottolineato il porporato, con i suoi missionari «è andata incontro agli indios», ha vissuto con loro e condiviso le loro stesse sofferenze. I missionari, ha aggiunto  il cardinale, non hanno portato solo l’annuncio del Vangelo, ma anche la promozione umana. Da qui l’invito del porporato a riflettere se effettivamente «stiamo testimoniando che la nostra Chiesa è una Chiesa aperta, inclusiva, misericordiosa, fraterna, solidale e vicina ai poveri» nella quale  ognuno è animato dalla carità nei confronti di quanti sono nel bisogno e soffrono.

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21 novembre 2019

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