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​Il Vangelo
è libertà

· Paolo VI e la missione ·

Sullo sfondo del grande affresco dell’evangelizzazione vorrei mettere a fuoco tre aspetti cruciali dell’Evangelii nuntiandi, dai quali ricaviamo per così dire l’idea di missione di Paolo VI, che ancora oggi ci provoca, pur nel mutato contesto: il centro dell’idea di missione, la Chiesa come testimonianza, la missione come forma ecclesiae. 

Il primo ingrandimento, che sta al centro dell’esortazione, è la chiarificazione del Vangelo di Gesù come libertà: esso non è solo Vangelo della liberazione (sociale, dai legami di dipendenza, schiavitù, povertà) ma è anche e soprattutto Vangelo della libertà e come libertà. Evangelizzare non significa solo stare vicino ai poveri, non esige solo di restituirgli la dignità di persone, ma richiede di introdurli come liberi figli di Dio nel dono e nella responsabilità della comunione trinitaria ed ecclesiale.
Annunciare il Vangelo non significa solo ripartire dai poveri e dagli ultimi, ma accogliere con loro la gioia di diventare liberi e fratelli: il cristianesimo non serve solo il povero, non lo tratta solo come persona, ma lo rende persona libera e responsabile dentro una comunione fraterna (la Chiesa) e per il servizio al mondo (la missione).
Questo è il Vangelo della libertà e come libertà. Solo questo fa nascere il circolo virtuoso, dove i poveri non sono solo destinatari, ma protagonisti della propria libertà. La missione che va dal Padre attraverso Gesù agli uomini come evento dello Spirito anima le culture, cambia i rapporti sociali, solo se rinnova le coscienze delle persone. Il centro della missione è la coscienza della libertà che il Vangelo restituisce a ogni uomo e donna, toccati dall’incontro con Gesù. Dobbiamo a Paolo VI, proprio nella confusione di quegli anni tribolati, il non aver perso il centro del Vangelo. Possiamo ascoltarlo da queste due citazioni: «Si potrebbe esprimere tutto ciò dicendo così: occorre evangelizzare — non in maniera decorativa, a somiglianza di vernice superficiale, ma in modo vitale, in profondità e fino alle radici — la cultura e le culture dell’uomo, nel senso ricco ed esteso che questi termini hanno nella costituzione Gaudium et spes, partendo sempre dalla persona e tornando sempre ai rapporti delle persone tra loro e con Dio» (Evangelii nuntiandi, 20).
Il Papa mantiene il senso acuto del centro dell’Evangelo: «La evangelizzazione conterrà sempre anche — come base, centro e insieme vertice del suo dinamismo — una chiara proclamazione che, in Gesù Cristo, Figlio di Dio fatto uomo, morto e risuscitato, la salvezza è offerta a ogni uomo, come dono di grazia e misericordia di Dio stesso. E non già una salvezza immanente, a misura dei bisogni materiali o anche spirituali che si esauriscono nel quadro dell’esistenza temporale e si identificano totalmente con i desideri, le speranze, le occupazioni, le lotte temporali, ma altresì una salvezza che oltrepassa tutti questi limiti per attuarsi in una comunione con l’unico Assoluto, quello di Dio: salvezza trascendente, escatologica, che ha certamente il suo inizio in questa vita, ma che si compie nell’eternità» (Evangelii nuntiandi, 27).

di Franco Giulio Brambilla

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26 agosto 2019

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