Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

​Il vangelo è liberazione

· Paolo VI e la missione ·

Francesco Guadagnolo, «Doppio ritratto di Paolo VI»

Nel periodo che va dalla fine del concilio sino al 1975, anno della pubblicazione dell’Evangelii nuntiandi, il secolo XX compie una virata inimmaginabile. L’espressione «cambio epocale» assume qui tutto il suo valore insieme stupendo e drammatico. Lo stesso concilio invece di propiziare l’inizio di una «primavera di speranza» sembra subito suscitare più attese scomposte che una meditata opera di riforma della Chiesa e una rinnovata stagione d’incontro con il mondo moderno. 

Il brivido che attraversa il mondo, e che ha nel sessantotto il suo momento acuto, sembra attraversare come una febbre lo stesso corpo della Chiesa. È il tempo delle polarizzazioni estreme, dove tutti pensano di cambiare tutto, senza cominciare da se stessi. Paolo VI come nocchiero indomito guida in questo decennio la Chiesa cattolica con una tenace lungimiranza pari alla sofferenza che patisce: solo per questo aspetto le “virtù eroiche” della sua santità furono esercitate in grado sommo. Potremmo dire che l’esortazione apostolica Evangelii nuntiandi del 1975 segna il culmine di questo momento, solo quasi per lasciargli vedere, nell’ultimo scorcio della vita (muore il 6 agosto 1978, esattamente nel giorno anniversario dalla pubblicazione dell’Ecclesiam suam), il barlume della speranza.

di Franco Giulio Brambilla

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

24 agosto 2019

NOTIZIE CORRELATE