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Il Vangelo è la rivoluzione dell'amore

· All'Angelus il Papa indica nelle beatitudini un nuovo orizzonte di giustizia per un mondo migliore ·

Il saluto al gruppo di amicizia Francia Santa Sede del Senato transalpino

Il Vangelo non propone «una rivoluzione di tipo sociale e politico, ma quella dell'amore». Lo ha detto il Papa all'Angelus di domenica 14 febbraio, in piazza San Pietro. Benedetto XVI ha indicato nel messaggio delle beatitudini un «nuovo orizzonte di giustizia» per costruire «un mondo migliore».

Cari fratelli e sorelle,

l'anno liturgico è un grande cammino di fede, che la Chiesa compie sempre preceduta dalla Vergine Madre Maria. Nelle domeniche del Tempo Ordinario, tale itinerario è scandito quest'anno dalla lettura del Vangelo di Luca, che oggi ci accompagna «in un luogo pianeggiante» ( Lc 6, 17), dove Gesù sosta con i Dodici e dove si raduna una folla di altri discepoli e di gente venuta da ogni parte per ascoltarLo. In tale cornice si colloca l'annuncio delle «beatitudini» ( Lc 6, 20-26; cfr Mt 5, 1-12). Gesù, alzati gli occhi verso i suoi discepoli, dice: «Beati voi, poveri... beati voi, che ora avete fame... beati voi, che ora piangete... beati voi, quando gli uomini... disprezzeranno il vostro nome» per causa mia. Perché li proclama beati? Perché la giustizia di Dio farà sì che costoro siano saziati, rallegrati, risarciti di ogni falsa accusa, in una parola, perché li accoglie fin d'ora nel suo regno. Le beatitudini si basano sul fatto che esiste una giustizia divina, che rialza chi è stato a torto umiliato e abbassa chi si è esaltato (cfr. Lc 14, 11). Infatti, l'evangelista Luca, dopo i quattro «beati voi», aggiunge quattro ammonimenti: «guai a voi, ricchi... guai a voi, che ora siete sazi,... guai a voi, che ora ridete» e «guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi», perché, come afferma Gesù, le cose si ribalteranno, gli ultimi diventeranno primi, e i primi ultimi (cfr. Lc 13, 30).

Questa giustizia e questa beatitudine si realizzano nel «Regno dei cieli», o «Regno di Dio», che avrà il suo compimento alla fine dei tempi ma che è già presente nella storia. Dove i poveri sono consolati e ammessi al banchetto della vita, lì si manifesta già ora la giustizia di Dio. È questo il compito che i discepoli del Signore sono chiamati a svolgere anche nella società attuale. Penso alla realtà dell'Ostello della Caritas Romana alla Stazione Termini, che stamani ho visitato: di cuore incoraggio quanti operano in tale benemerita istituzione e quanti, in ogni parte del mondo, si impegnano gratuitamente in simili opere di giustizia e di amore.

Al tema della giustizia ho dedicato quest'anno il Messaggio per la Quaresima , che inizierà il prossimo mercoledì, detto delle Ceneri. Oggi desidero, pertanto, consegnarlo idealmente a tutti, invitando a leggerlo e a meditarlo. Il Vangelo di Cristo risponde positivamente alla sete di giustizia dell'uomo, ma in modo inatteso e sorprendente. Egli non propone una rivoluzione di tipo sociale e politico, ma quella dell'amore, che ha già realizzato con la sua Croce e la sua Risurrezione. Su di esse si fondano le beatitudini, che propongono il nuovo orizzonte di giustizia, inaugurato dalla Pasqua, grazie al quale possiamo diventare giusti e costruire un mondo migliore.

Cari amici, rivolgiamoci ora alla Vergine Maria. Tutte le generazioni la proclamano «beata», perché ha creduto nella buona notizia che il Signore le ha annunciato (cfr. Lc 1, 45.48). Lasciamoci guidare da Lei nel cammino della Quaresima, per essere liberati dall'illusione dell'autosufficienza, riconoscere che abbiamo bisogno di Dio, della sua misericordia, ed entrare così nel suo Regno di giustizia, di amore e di pace.

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19 settembre 2019

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