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​Il vangelo di Lenny Belardo

Della sceneggiatura del film «The Young Pope» (Paolo Sorrentino, «Il peso di Dio. Il Vangelo di Lenny Belardo», Torino, Einaudi, 2017, pagine 140, euro 13) pubblichiamo una recensione uscita sul supplemento domenicale del «Sole 24 Ore» del 9 aprile 2017.

La bellezza di Jude Law, la perfetta ricostruzione degli ambienti vaticani, l’inquietante ambivalenza di quasi tutti i personaggi hanno fatto della serie The Young Pope un successo, e non siamo in pochi ad attendere con ansia la continuazione. Ma forse questo eccesso di immagini accurate, di figure riuscite, distraeva da una lettura più approfondita di una sceneggiatura ambiziosa, non facile. Proprio per questo è interessante leggere il testo di Sorrentino su cui è basata la serie, anticipato da un’introduzione che, se pure nega di avere messaggi da trasmettere, spiega molto delle esperienze da cui è nato.
Allievo fino a diciott’anni di una scuola dei salesiani, il regista racconta l’effetto al tempo stesso misterioso e ripugnante che facevano sui ragazzi i religiosi, e la presenza, nascosta ma essenziale, delle suore: «Il pensiero malevolo, quando si entra di soppiatto nel mondo del clero, è che le suore, in realtà, siano state ridotte a un esercito di colf con un velo. È un sospetto fondato. Dicono di essere al servizio di Dio, ma nella maggior parte dei casi sono al servizio dei preti». Un’altra frecciata Sorrentino la riserva all’uso del gergo clericale, roboante e incomprensibile, ben sintetizzato dal titolo del ciclostilato esibito ogni anno, come novità, dal professore di religione: «Progetto educativo pastorale».
La sceneggiatura rende chiara così la ragione profonda della serie: l’essere in paradossale equilibrio fra l’aspra critica e la speranza. Critica della Chiesa esistente, ma in qualche modo ancora speranza che da lì possa venire qualcosa di buono. Il giovane papa è consapevole che sul piano della popolarità, del successo mediatico, tutte le armi sono state già usate e abusate e che, dopo anni di pontefici osannati come rockstar ma poco ascoltati come guide spirituali, l’unica via per arrivare veramente a scuotere il cuore della gente, la sola strada per toccare i fedeli, sono il silenzio e il mistero. Il papa giovane e bello che non si fa vedere in pubblico è il segno eclatante di questo punto di non ritorno dal quale la Chiesa non sa come uscire. Una Chiesa ben rappresentata dal cardinale segretario di Stato, pronto a tutte le nefandezze per mantenere il potere, ma capace di pietà e affetto verso un giovane handicappato, e di una fanciullesca passione per la sua squadra di calcio.
Ma i personaggi principali non sono coloro che cercano di far carriera nella Chiesa, bensì quelli che cercano Dio: oltre a Lenny (il giovane papa), l’amico Dussolier e suor Mary, che ha allevato entrambi nell’orfanotrofio. Tutti e tre orfani, orfani di quel Dio al quale non si riesce più a credere, quel Dio che sembra avere abbandonato gli esseri umani.
I miracoli di Lenny non sono quindi tanto una prova dell’esistenza di Dio, quanto della forza della domanda disperata che gli pone un orfano. Ed è proprio in questa disperata richiesta, riconosciuta sino in fondo proprio nel protagonista e posta, con la sua elezione a papa, proprio all’interno dell’istituzione ecclesiale, che si differenzia Sorrentino da chi ha realizzato film critici sul clero e sulla Chiesa.

di Lucetta Scaraffia 

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