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Il Vangelo contro lo sfruttamento dell’uomo

· Droga, tratta e diritti del lavoro all’attenzione del Consiglio permanente dell’episcopato argentino ·

Buenos Aires, 4. La pastorale vocazionale e l’urgenza di un rinnovato annuncio del Vangelo in una realtà sociale segnata da grandi emergenze: questi i principali temi all’ordine del giorno della riunione del Consiglio permanente dell’episcopato argentino. La due giorni di lavori si è conclusa oggi, mercoledì 4, sotto la presidenza dall’arcivescovo di Santa Fe de la Vera Cruz, José María Arancedo. Oltre all’esame della situazione sociale del Paese — in particolare l’emergenza droga — i presuli si sono dedicati all’approfondimento della riflessione sul tema della nuova evangelizzazione e della missione permanente sulla base del discorso che Papa Francisco ha rivolto ai membri del Consiglio Episcopale Latinoamericano nell’ambito della Giornata mondiale della gioventù. Argomento che, ovviamente, include l’orientamento programmatico della Chiesa nella regione e il compito missionario delle diocesi.

 

Al centro dei lavori anche la preparazione dell’assemblea plenaria dell’episcopato prevista per l’aprile del prossimo anno che, come è stato annunciato, sarà incentrata sulla pastorale vocazionale. Spazio anche all’esame della relazione presentata dalla Commissione episcopale della Caritas, presieduta dal vescovo di San Isidro, Óscar Vicente Ojea. Come è noto, dopo la pubblicazione il mese scorso del documento El drama de la droga y el narcotráfico, i vescovi argentini hanno indetto per il 7 dicembre una giornata di digiuno e preghiera, come gesto di accompagnamento e riflessione, rivolta ai cattolici come a tutti gli uomini e le donne di buona volontà. I vescovi hanno perciò ribadito il loro invito alla popolazione per questo appuntamento, perché — ha spiegato il portavoce dell’episcopato, don Jorge Oesterheld — «la Chiesa segue con preoccupazione questo problema e chiede azioni urgenti alle autorità».

 

L’iniziativa del 7 dicembre intende essere l’occasione per chiedere a Dio di «muovere e sostenere i cuori e le volontà di coloro che hanno nelle loro mani la responsabilità delle risorse della legge, per frenare la forza perversa e devastatrice delle droghe. Pregheremo inoltre — hanno spiegato i presuli — per l’edificazione di una cultura dell’incontro e della solidarietà, come base di una rivoluzione morale che sostenga una vita più degna, e per la conversione dei narcotrafficanti». Da tempo, infatti, i presuli denunciano che la difficile situazione economica e sociale del Paese sta avendo pesanti ripercussioni sulla vita soprattutto dei giovani. E, quanto la questione del narcotraffico sia diventata allarmante è evidente anche dalle recenti dichiarazioni del presidente dell’episcopato, monsignor Arancedo. L’Argentina «sta correndo il rischio di trovarsi in una situazione di non ritorno», ha dichiarato. «Non è un tema localizzato in una regione. La preoccupazione viene dal fatto che la droga si è ormai installata e il narcotraffico è presente dappertutto». Negli ultimi anni il fenomeno delle tossicodipendenze e del mercato delle droghe controllato da bande di criminali, assieme ad altre problematiche come l’alcolismo e il gioco d’azzardo, ha assunto contorni particolarmente inquietanti. In particolare si è abbassata l’età media di coloro che ricorrono agli stupefacenti, passata in breve tempo dai 14 agli 8 anni. Nella capitale, per indicazione dell’arcivescovo Mario Aurelio Poli, la giornata di preghiera e di digiuno, oltre alla piaga della droga, sarà dedicata anche alle vittime del traffico degli esseri umani e dello sfruttamento sui luoghi di lavoro. Il portavoce dell’episcopato è intervenuto anche sulla vicenda relativa alla nomina da parte del Governo di un sacerdote, Juan Carlos Molina, a capo della Segreteria di programmazione per la prevenzione della tossicodipendenza (Sedronar). I presuli, ha detto il portavoce, giudicano «buono» che Molina, che conosce «il dolore dei ragazzi e ha lavorato nel campo della prevenzione», si occupi della Sedronar, ma avvertono che «occorre distinguere questo compito, senza dubbio importante, dalla lotta al narcotraffico, che è una questione più profonda e importante».

 

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