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Il traghettatore

· Ricostruito in uno studio il rapporto tra Thomas Davidson e Antonio Rosmini ·

«Erano le nove e mezzo del mattino, allorchè giungemmo ad Arona, in sulla riva del Lago Maggiore», così scriveva sulle pagine del «Boston Daily Advertiser» nel giugno 1880, il corrispondente, di origine scozzese, Thomas Davidson. 

Thomas Davidson

Da lì, il viaggio proseguirà per Domodossola (Verbania) al: «grand’Ordine religioso che vi ha sede centrale e del suo Fondatore, l’uomo più nobile, il pensatore più profondo, il più vero santo che l’Italia abbia prodotto da sei secoli. Diverse cagioni (...) mi fecero attendere alla filosofia di Antonio Rosmini (...). Invitato da due Sacerdoti di quell’ordine, l’uno scozzese, stretto parente del biografo di Sir Walter Scott; l’altro profondo scienziato». Questa breve parentesi, scrive Roberto Cutaia, per introdurre colui che è considerato, the ferryman, il traghettatore del pensiero di Antonio Rosmini nel mondo anglosassone. Thomas Davidson (Old Deer, 1840 – Montreal, 1900) fu un grande filosofo, intellettuale, forbito linguista, traduttore, organizzatore di associazioni culturali e pedagogista. Egli venne a conoscenza della figura di Rosmini grazie a un’amica, come scrive lo stesso Davidson nel suo volume dedicato al sistema filosofico rosminiano: «fu grazie alla Principessa Carolyne von Sayn-Wittgenstein che mi avvicinai al pensiero di Rosmini».

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20 agosto 2019

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