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​Il Tesoro smentisce Trump

· La Cina non ha manipolato i cambi per favorire le esportazioni ·

Il dipartimento del tesoro degli Stati Uniti ha riconosciuto ieri in un rapporto che la Cina non ha svalutato lo yuan per favorire le sue esportazioni, come sostenuto dal presidente Donald Trump. Nel rapporto si sostiene che «nessun grande paese partner» ha manipolato la sua moneta nel 2018 e che gli interventi della banca centrale cinese sono stati «limitati». Il tesoro critica però la mancanza di trasparenza nella politica dei cambi di Pechino e mette sotto sorveglianza sei paesi: Cina, Germania, Svizzera, Giappone, India e Corea del Sud. La Cina intanto ha ridotto per il terzo mese consecutivo i titoli di stato statunitensi in portafoglio. In agosto Pechino possedeva 1165 miliardi di dollari di Treasury, in calo rispetto ai 1171 miliardi di luglio. In lieve calo anche quelli in mano al Giappone, scesi a 1030 dai 1036 miliardi di luglio. La vendita di titoli di stato statunitensi da parte della Cina è vista come una risposta di Pechino ai dazi imposti dal presidente Trump. Ma secondo gli esperti è più probabile che si tratti, almeno in questo caso, del necessario calo delle riserve estere cinesi per stabilizzare lo yuan ed evitare un suo ulteriore indebolimento.

Da parte sua Trump ha creato una nuova agenzia per gli aiuti ai paesi stranieri: The United States international development finance corporation. Il capo della Casa Bianca sarebbe stato spinto, secondo gli osservatori, dall’obiettivo di contrastare i colossali piani di investimento che Pechino ha in programma per aumentare la sua influenza politica, economica e tecnologica nel mondo. La nuova agenzia ha il potere di fornire 60 miliardi di dollari in prestiti, garanzie e assicurazioni alle società desiderose di fare affari nei paesi in via di sviluppo.

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18 agosto 2019

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