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Il terzo re di Spagna

· A cinque secoli dalla morte il cardinale Francisco Jiménez de Cisneros resta una figura poco conosciuta ·

Troppi colpi di scena, troppi elementi eterogenei, discordanti e contraddittori riuniti in una persona sola. Se la vita del cardinale Francisco Jiménez de Cisneros fosse la sceneggiatura di un film, probabilmente faticherebbe a trovare un produttore per l’eccessiva stranezza della trama. Per la verità, un po’ rarito, un po’ strano — chiosa il gesuita Pedro Miguel Lamet, che gli ha appena dedicato un romanzo, El tercer rey. Cardenal Cisneros, un genio político en la España de los reyes católicos (Madrid, La esfera de los libros, 2017, pagine 334, euro 22,90) — sembrava anche ai contemporanei questo eremita prestato alla politica, deciso a difendere i suoi beni da raggiri e soprusi al punto da affrontare lunghi anni di carcere, ma disposto a lasciare tutto una volta vinta la sua battaglia morale perché conquistato dalla radicale povertà del carisma francescano.

Matías Moreno, «Il cardinale Cisneros» (1878 circa, particolare)

Un uomo molto duro e molto esigente, soprattutto con se stesso, un asceta che sogna la pace del chiostro ma viene investito in pieno dai marosi della storia e ben presto trascinato in prima linea, al vertice della società del suo tempo. Un cursus honorum impressionante: confessore della regina Isabella di Castiglia, provinciale dei francescani, arcivescovo di Toledo, inquisitore generale, per due volte reggente di Spagna, promotore delle crociate in Nordafrica, costretto suo malgrado ad accettare un enorme potere, per molti anni e in molti ambiti diversi, venendone poi privato di colpo — e nel modo peggiore possibile — nel momento di maggiore debolezza e vulnerabilità, al tramonto della sua esistenza terrena.

Nonostante questa biografia da romanzo, a cinque secoli dalla morte (il termine dell’anno di celebrazioni è il prossimo 8 novembre) Cisneros continua a essere una figura poco conosciuta. «A differenza di Richelieu in Francia — spiega Lamet — la sua storia è ignorata dal grande pubblico». Forse perché finora Cisneros non ha trovato il suo Dumas.

Eppure gli ingredienti per una storia avvincente di cappa e spada ci sono tutti: dando una scorsa agli eventi più importanti della sua vita, risulta evidente come “il terzo re” non sia affatto un’iperbole, ma una realistica descrizione della geografia del potere nel complesso scacchiere diplomatico della Spagna del xv secolo. «È stato un politico eccezionale — continua il gesuita, autore di oltre quaranta romanzi a tema storico — che considerava il governo come uno strumento per tutelare la sovranità del popolo contro la corruzione dilagante e non esitava a parlar chiaro davanti ai signori della sua epoca, re incluso». Ciononostante, la simpatia non è stata immediata, confessa Lamet. «Riconosco che mi sono avvicinato a questo personaggio con un po’ di riluttanza, nata sicuramente dai temi che dominano il nostro ambiente culturale, a differenza con la figura più amabile di Hernando di Talavera, amico dei musulmani di Granada. Il suo ascetismo risulta scioccante per la nostra mentalità, ma per la sua onestà, il suo totale disinteresse personale, per la sua intelligenza e il suo grande valore l’esempio di Cisneros è di sorprendente attualità».

La narrazione prende avvio dal novembre del 1517. In mezzo a una spessa nebbia, uno strano corteo, composto da nobili e dignitari della corte, avanza attraverso le steppe della Castiglia per dare il benvenuto al nuovo re, Carlo primo, di ritorno dalle Fiandre. C’è anche, in barella, ormai moribondo, il cardinale reggente di Spagna, impaziente di incontrare il giovane sovrano per dargli consigli, suggerirgli strategie, comunicargli informazioni riservate e trasmettergli il patrimonio di esperienza accumulato in tanti anni di governo. Un incontro che non avrà mai luogo. Carlo sembra fare di tutto per evitarlo: tramite i suoi emissari, congeda il cardinale con fredda cortesia, destituendolo da ogni carica politica. La morte — forse sopraggiunta per cause naturali, forse provocata da un avvelenamento — impedì al cardinale di ottenere udienza. La storia, come si suol dire, non si fa “con i se e con i ma”, ma nei saggi sull’epoca dei re cattolici si legge spesso che il futuro della Spagna sarebbe stato molto diverso se Cisneros avesse potuto accompagnare i primi passi del nuovo re con il suo rigore morale e la sua lucida intelligenza.

Fra le tante le iniziative dedicate a ricordare questo gigante della politica e della fede, spicca la mostra (allestita a Sigüenza, e conclusa a fine ottobre) Cisneros, de Gonzalo a Francisco che ci fa conoscere gli anni della formazione, quando il futuro reggente di Spagna era solo un ragazzino come tanti altri, nato da una povera famiglia di hidalgo a Torrelaguna, vicino a Madrid.

Ad Alcalá de Henares frequentò l’Estudio Viejo in un convento francescano, ma la decisione di abbracciare questo carisma sarebbe arrivata molti anni più tardi, alla — per quei tempi — già avanzata età di quarantotto anni. Improvvisamente decise di entrare nell’Ordine francescano, rinunciando a tutti i beni materiali. Presto la Provvidenza gli avrebbe chiesto un’obbedienza ancora più rigorosa e radicale, costringendo un aspirante eremita a diventare un abile uomo politico.

di Silvia Guidi

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14 novembre 2019

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