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Il terrore non abbandona l’Iraq

· Serie di attentati nell’area di Baghdad ·

Proseguono i combattimenti in Siria

Il terrore non abbandona l’Iraq. Almeno diciotto persone sono morte ieri sera in una serie di attentati a Baghdad e nei dintorni della capitale irachena. Gli attacchi sono avvenuti a poca distanza l’uno dall’altro. In quello più sanguinoso tre poliziotti e tre civili sono morti quando un attentatore suicida si è fatto esplodere nei pressi di un check-point nel quartiere sciita di Shula. 

Il luogo di uno degli attentato nella località irachena Saydiya (Ap)

Altre quindici persone sono rimaste ferite nell’esplosione. Nella città di Youssifiyah, venti chilometri a sud di Baghdad, l’esplosione di una bomba in un’area commerciale ha ucciso tre persone, ferendone altre nove. Alla periferia nord est di Rashidiya tre funzionari dell’intelligence sono invece stati uccisi da colpi di pistola sparati da uomini a bordo di un’auto. L’esplosione di un’altra bomba nella zona commerciale di Saydiya, sud est della capitale, ha ucciso due civili e ferito cinque. Altri quattro civili sono rimasti uccisi in un campo, già colpito due volte negli ultimi tre mesi, a sud di Baghdad. 

Al momento non ci sono state rivendicazioni ma gli attentati, secondo la polizia, portano la firma dei jihadisti del cosiddetto Stato islamico (Is). Ma la violenza jihadista torna a colpire anche in Siria, e lo fa nel modo che gli consente di creare il maggior numero di vittime: un camion bomba imbottito di esplosivo è saltato in aria ieri pomeriggio nei pressi di una sede delle forze curdo-siriane a Qamishli, cittadina a ridosso della frontiera turca e punto di passaggio dei combattenti del Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan) che da Iraq e Turchia affluiscono in Siria per contrastare i jihadisti tra Raqqa e Aleppo. L’ultimo bilancio, riferito dalla televisione di Stato siriana ma confermato da altre fonti locali, è di 44 morti molti dei quali civili. Questo mentre ad Aleppo, nel nord-ovest, circa 200.000 civili sono ancora intrappolati nei quartieri orientali fuori dal controllo del Governo e dilaniati dai combattimenti. 

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17 settembre 2019

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