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Il terremoto nelle Marche

· Papa Francesco a Camerino ·

Il terremoto che si è verificato geologicamente lungo l’asse Amatrice-Norcia-Visso, e che ha avuto diverse repliche nel tempo. ebbe inizio ad agosto 2016. La prima forte scossa si verificò il 24 agosto, alle ore 3.36 e fece registrare una magnitudo di 6.0, con epicentro situato lungo la Valle del Tronto, tra i comuni di Accumoli, in provincia di Rieti, e Arquata del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno. Due potenti repliche si ebbero poi il 26 ottobre 2016, con epicentri al confine umbro-marchigiano, tra i comuni della provincia di Macerata di Visso, Ussita e Castelsantangelo sul Nera (la prima scossa alle 19.11 con magnitudo 5.4 e la seconda alle 21.18 con magnitudo 5.9). Il 30 ottobre 2016 si registrò poi la scossa più forte, di magnitudo 6.5, con epicentro tra i comuni di Norcia e Preci, in provincia di Perugia. Quindi, il 18 gennaio 2017, una nuova sequenza di quattro forti scosse di magnitudo superiore a 5, con massima pari a 5.5, ed epicentri localizzati tra i comuni aquilani di Montereale, Capitignano e Cagnano Amiterno.

Questo insieme di eventi provocò in tutto circa 41.000 sfollati, 388 feriti e 303 morti. Una ferita profonda, ancora molto lontana da presentare anche i primi segnali di rimarginazione. In alcuni paesi le macerie ancora giacciono intatte lì dove si sono prodotte in quei terribili lunghissimi atti. Molti sono ancora in attesa di poter recuperare gli effetti personali dei famigliari deceduti. La ricostruzione è lenta e difficile, anche perché non si potrà ricostruire nelle stesse zone ad alto rischio sismico che prima ospitavano borghi medievali. I vescovi italiani alla presenza del presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti, hanno rappresentato le sofferenze della popolazione al presidente del Consiglio dei ministri italiano, Giuseppe Conte, in un incontro che hanno avuto il 3 giugno scorso a Roma. In quell’occasione, i presuli hanno illustrato le difficoltà che si vivono «a fronte di uno stato percepito come lontano o comunque in ritardo nel processo di ricostruzione». Il sisma ha colpito naturalmente anche il patrimonio artistico e religioso di quelle zone. In occasione dell’incontro di Roma, Conte aveva anche comunicato che era in dirittura d’arrivo l’ordinanza attuativa per il secondo piano di ristrutturazione dei beni culturali nelle zone terremotate, nel quale vengono fissate le modalità per l’avvio della ricostruzione di circa seicento chiese, rispetto alle tremila danneggiate dal sisma. Al presidente del Consiglio è stato comunicato anche il disagio legato a «un impianto legislativo stratificato nel corso del tempo e appesantito dai tempi della burocrazia». In effetti, a dieci mesi dalla prima scossa, erano state consegnate solo 400 “casette” (le cosiddette Sae, soluzioni abitative d’emergenza), mentre il 92 per cento delle macerie attendeva ancora di essere rimosso. E ancora, all’inizio del 2018, secondo i dati della protezione civile, erano state consegnate ai sindaci dei paesi terremotati 1.871 Sae, a fronte delle 3.691 richieste.

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