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Il tempo della misericordia

· Il vescovo di Roma incontra i sacerdoti della sua diocesi e racconta della piccola croce presa dalla bara del suo confessore e che porta sempre con sé ·

«Tu piangi? O abbiamo perso le lacrime? Piangi per il tuo popolo? Fai la preghiera di intercessione davanti al Tabernacolo? Lotti con il Signore per il tuo popolo? La sera, come concludi la tua giornata? Con il Signore o con la televisione? Com’è il tuo rapporto con i bambini, con gli anziani, con i malati. Sai accarezzarli, o ti vergogni di accarezzare un anziano?». E ancora: «Conoscete le ferite dei vostri parrocchiani? le intuite? Siete vicini a loro?». Il vescovo di Roma incontra i preti della sua diocesi per iniziare il cammino quaresimale. Parla loro della misericordia, ponendo una serie di domande dirette e incalzanti. E arricchisce la sua riflessione con una serie di ricordi personali, legati alla sua esperienza di prete e poi di vescovo a Buenos Aires.

Tra l’altro, racconta la storia di una piccola croce che porta sempre con sé, anche se oggi «le camicie da Papa non hanno tasche» ha precisato sorridendo. La custodisce in un sacchetto di stoffa che tiene sul petto, sotto la veste. Rivela di averla presa dalla bara di padre Aristi, un sacerdote sacramentino, «confessore famoso» nell’arcidiocesi argentina. «Quest’uomo — confida — ha perdonato i peccati a tutto il clero di Buenos Aires, anche a me». Ebbe persino il privilegio di confessare Giovanni Paolo II durante uno dei suoi due viaggi nel Paese.

Poi spiega cosa significa essere preti della misericordia sull’esempio del buon samaritano: capaci cioè di mettere le mani nella carne dei fratelli feriti per curarli. Ma per far questo, ricorda, bisogna imitare Gesù, il quale «era sempre sulla strada». Ed era capace, dice ancora il Papa, di commuoversi quando vedeva «le persone stanche e sfinite, come pecore senza pastore».

Anche oggi, ammonisce, ci sono «tante, tante ferite» da curare nel corpo dell’umanità; «e anche nella Chiesa» aggiunge. Ecco che torna il tema della misericordia come medicina per curare «le ferite aperte»: poi, dice, si faranno «le analisi», le «cure specialistiche». Qui è la sostanza del sacramento della riconciliazione, un sacramento — avverte — che prima di tutti, i preti devono imparare ad amare per poterlo donare poi a chi lo domanda. E a questo punto Papa Francesco raccomanda di evitare due atteggiamenti che non si addicono al confessore: il lassismo e il rigorismo. Perché «la vera misericordia si fa carico della persona, la ascolta attentamente, si accosta con rispetto e con verità alla situazione e l’accompagna nel cammino della riconciliazione».

Il testo della meditazione del Papa

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