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Il calciatore taumaturgo

· Donizetti Tavares de Lima ·

Donizetti Tavares insieme ai parocchiani della sua chiesa

Coraggio nell’affrontare i potenti per difendere i poveri, i migranti e le donne; una fede incondizionata che passa anche attraverso la musica, il calcio e Nostra Signora di Aparecida: lo scorso 9 ottobre Papa Francesco ha autorizzato la Congregazione delle cause dei santi a promulgare il decreto sulle virtù eroiche del servo di Dio Donizetti Tavares de Lima, sacerdote diocesano brasiliano nato a Cassia nel 1882 e parroco a Tambaú per trentacinque anni, fino alla morte, avvenuta il 6 giugno 1961. E pochi giorni prima, a settembre, è giunta in libreria, firmata da Gaetano Passarelli, la biografia del parroco salito agli onori della cronaca per le sue miracolose guarigioni, Donizetti Tavares de Lima di Tambaù, il taumaturgo (Perugia, Graphe Edizioni, 2017, pagine 196, euro 10). Padre Donizetti è una personalità dai mille risvolti, esempio di una fede vissuta come impegno a favore della sua gente. Una fede che si esemplifica in una fiducia totale in Dio e in Nostra Signora di Aparecida, patrona del Brasile, in un’obbedienza cieca ai superiori, in una vita religiosa in cui trovano posto rigore e intransigenza, ma anche allegria e gioia. E ancora, la strenua difesa dei suoi figli spirituali, il grande coraggio nell’affrontare a viso aperto i potenti del luogo, che lo avrebbero voluto tacito complice dei loro soprusi, e i poteri di taumaturgo: padre Donizetti fu capace, con la sola benedizione, di guarire i suoi parrocchiani prima, e, poi, i milioni di fedeli che accorsero a Tambaú tra 1954 e 1955 quando si diffuse la fama delle guarigioni.
È figlio di un grande amore, padre Donizetti, un amore che, come spesso accadeva in passato, era contrastato dalla famiglia di sua madre, che giudicava Tristão, giovane e squattrinato musicista, inadeguato per la nipote del capo del partito liberale di Rio de Janeiro. Tristão e sua moglie Chichina vivono un amore profondo nel segno della devozione a Nostra Signora di Aparecida e della passione per la musica. Donizetti, infatti, prende il nome dal famoso compositore italiano, mentre Rossini, Bellini e Mozart sono i nomi di alcuni dei suoi fratelli. La musica era per tutti un diletto e, nel contempo, un mezzo per pagarsi gli studi. L’altra grande passione del sacerdote brasiliano è il calcio, inteso come un «sano diversivo» destinato non solo ai ricchi, ma anche ai più poveri, che hanno bisogno di momenti di svago.
Pur essendo impegnato in prima linea, padre Donizetti ha sempre rifiutato qualsiasi attenzione rivolta alla sua persona: l’apertura di un ricovero per gli ammalati di tubercolosi, lo spaccio per i poveri, le guarigioni, erano opere che, a sentire lui, Nostra Signora di Aparecida aveva compiuto per mezzo suo.
Colpirà, leggendo la biografia, la forza con cui ha combattuto a fianco dei poveri contro le famiglie potenti: senza alcun timore metterà alle spalle la loro fede di facciata, la loro incapacità di leggere e intendere il vero significato del messaggio evangelico, che è un messaggio di amore e di riconciliazione con tutti i fratelli, anche, e soprattutto, con quegli immigrati, anche italiani, che erano giunti in Brasile nella prima metà del Novecento e che venivano sfruttati dai fazenderos (i proprietari di fattorie). E non ha paura, padre Donizetti, di denunciare la violenza sulle donne.
Calzante è poi il paragone con il celebre don Camillo nato dalla penna dello scrittore Giovanni Guareschi. Anche fisicamente il vicario di Tambaú ricorda Fernandel, con quell’aria austera e severa, burbero, e tuttavia simpatico.
Negli anni cinquanta la sua fama di guaritore fa radunare milioni di fedeli che, ogni giorno, aspettano la guarigione attraverso la sua benedizione. Padre Donizetti non si risparmierà mai, anche quando il suo corpo sarà provato e il crescente numero di fedeli renderà necessarie benedizioni collettive. Ma anche in questi anni non trascurerà mai i suoi doveri di parroco e la cura della sua famiglia, la città di Tambaú. Eppure, il vicario respingerà chiunque vorrà vedere in lui l’artefice di quei miracoli, e inviterà i fedeli a ringraziare e pregare Nostra Signora di Aparecida, a cui era devoto fin da bambino. Padre Donizetti è consapevole dell’importante messaggio salvifico che il Signore dà attraverso le sue mani, ma sa anche quanto il suo dono sia pericoloso, quanto labile sia il confine tra fede e fanatismo, quanto sia importante credere anche senza avere visto. E così, quando ormai Tambaú è diventato un viavai di gente, quando i media non fanno che parlare delle sue guarigioni, padre Donizetti impartisce l’ultima sua benedizione. È il 30 maggio 1955.

di Angela Mattei

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