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Il suono
della redenzione

· Nella festa del Rosh Hashanah ·

Secondo la tradizione ebraica all’inizio di ogni nuovo anno Dio giudica ogni individuo, tutti i popoli e le nazioni e l’intera umanità. Il Santissimo decide il loro destino. Ma attraverso il pentimento, la preghiera e la carità un giudizio severo può essere cambiato. La base della celebrazione di Rosh Hashanah poggia su alcuni elementi chiave della fede ebraica: i doni che Dio ha dato a ogni essere umano del libero arbitrio e della capacità di dispiacersi per gli errori e porvi rimedio. Quando una persona usa queste capacità adeguatamente per migliorare il proprio comportamento, Dio l’aiuta perdonando i suoi errori. Il capodanno è il tempo del calendario ebraico in cui ogni ebreo prega per se stesso e per l’intera umanità perché tutti facciano ciò che Dio desidera con ferma risoluzione.

Nella Torah questa festa è il giorno in cui suona lo shofar, ovvero il corno di montone (Numeri, 29, 1), secondo l’interpretazione rabbinica del verso (Rosh Hashanah 33, b). Il suono dello shofar è menzionato più volte nella Bibbia, ma due passi hanno un significato speciale. È il suono che ha accompagnato la rivelazione di Dio al popolo ebraico riunito ai piedi del monte Sinai (Esodo, 19, 19). Secondo Isaia, 27, 13 sarà il suono che tutti noi udiremo nel tempo della redenzione. Queste due immagini sono profondamente legate all’essenza di questa festa. L’ebreo entra in un dialogo speciale con l’unico Dio, che ha creato ogni cosa, che conosce i sentimenti e le azioni di ogni individuo, che giudica con misericordia e che in futuro redimerà tutti.

Specialmente nella tradizione ashkenazita, c’è una particolare poesia liturgica, o piyut, che viene recitata con grande intensità nel Rosh Hashanah e di nuovo dieci giorni dopo nello Yom Kippur, il giorno dell’espiazione. Prende il nome dal suo incipit, Unetaneh Tokef: «Proclamiamo l’importanza della santità di questo giorno, poiché è immensa». È stata composta in qualche periodo del Medioevo e alcuni suoi frammenti sono stati ritrovati nella Geniza del Cairo (frammento Cambridge TS, H 8.6). La preghiera ha suscitato profonda commozione nei fedeli ebrei dai tempi antichi fino ai giorni nostri. Le sue parole sono talmente coinvolgenti che è nata la tradizione di recitarla con particolare fervore in tempi di persecuzione e di martirio.

In uno dei passi il piyut dice: «E verrà suonato il grande shofar e si udirà una voce quieta, tenue». Questo verso si collega a due versetti biblici: quello di Isaia, citato sopra, sul suono del grande shofar alla fine dei tempi e il verso che descrive il dolce mormorio con cui Dio ha parlato a Elia nel deserto (1 Re, 19, 12). Sembra quasi una contraddizione che un grande shofar emetta solo un debole sussurro. Tuttavia, tale descrizione contiene un messaggio molto significativo, che è di grande importanza per i nostri giorni.

I demagoghi del presente, come quelli del passato, gridano la loro stoltezza con urla cacofoniche, colpendo i loro sostenitori con le parole mentre stordiscono le loro menti. «La loro lingua percorre la terra» (Salmi, 73, 9).

Dio, invece, giudica le persone in un silenzio sussurrante che penetra negli angoli reconditi del cuore e della mente, interrogando il comportamento peccaminoso delle persone, cercando di trovare ragione e carità. Diversamente dalla voce tonante degli arroganti le cui finzioni seminano confusione, questa voce divina mormora gentilmente al fine di risvegliare e illuminare coloro che cercano di percepirla.

Maimonide spiega questa idea descrivendo il suono del grande shofar come “sveglia” (Hikhot Teshuvah 3, 4): «Svegliatevi, o voi che siete addormentati, dal vostro sonno, e voi che siete assopiti, alzatevi! Esaminate le vostre azioni, pentitevi, ricordate il vostro Creatore. Voi che dimenticate la verità nelle vanità del tempo e che per tutto l’anno dedicate le vostre energie alla vanità e al vuoto che non dà benefici o salvezza: volgete lo sguardo verso le vostre anime. Migliorate i vostri modi e le vostre azioni e fate che ognuno di voi abbandoni la cattiva via e i cattivi pensieri».

Il sogno di un’umanità che sperimenta lo shalom e la perfezione delle virtù spirituali che permettono a Dio di avvicinarsi di più agli uomini: è questo che in ultima analisi echeggia nel suono dello shofar.

Che queste parole siano un saluto sincero dal popolo ebraico al gregge cattolico che, insieme a tutta l’umanità, sarà presente nelle nostre preghiere, nei nostri pensieri e nei nostri sentimenti durante i prossimi Giorni Terribili.

di Abraham Skorka

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