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Il sortilegio delle parole antiche

· Lina Sastri in «Passio hominis» ·

Maria nel prossimo film per la tv di Pupi Avati, Le nozze di Laura, ispirato alla parabola delle nozze di Cana, Maria anche in Passio hominis di Antonio Calenda, lo spettacolo che ha concluso la 69ª Festa del Teatro di San Miniato, Lina Sastri presta il volto, la voce e la sua elegante malinconia a uno dei personaggi più difficili del suo vasto repertorio. Nel caso di Passio hominis la difficoltà del testo è pari alla scalata di un pendio del sesto grado: gli attori si arrampicano sulle rime impervie di una sacra rappresentazione cinquecentesca, ambientata in un ipotetico dopoguerra, in una società ancora contadina ma già devastata dalle ideologie, al culmine dell’ottusa violenza del Novecento.

Lina Sastri in «Passio hominis» di Antonio Calenda

«Sulla scorta delle indicazioni di eminenti storici della letteratura come Bonfantini e De Bartolomeis — spiega il regista — trovai quarant’anni fa il manoscritto di Maria Jacoba Fioria, monaca teatina e appassionata amanuense che nel 1576 e 1577 aveva trascritto varie tradizioni orali della Passione. Queste pergamene preziose, custodite nella Biblioteca nazionale di Roma, rappresentano un altissimo esempio di traduzione in forma scritta delle sacre rappresentazioni che durante il medioevo erano messe in scena ad opera di confraternite e corporazioni».

Davanti a questo testo, continua Calenda, «nasce improvviso un sortilegio: la parola scritta, petrosa e contaminata da neologismi e forme arcaiche, nell’istante in cui ritrova la sua originaria natura di testimonianza orale, nell’attimo in cui viene detta, vissuta nella dinamica dell’azione teatrale, si staglia nuova, scolpita nel senso di cui è messaggera».

Le parole di Maria sono variazioni sul tema del dolore, spiega Lina Sastri parlando con i giornalisti dopo lo spettacolo, nella caldissima notte di mezza estate samminiatese, «e la forza emotiva è tutta nel verso che qui richiede mèlos, solfeggio».

Il pubblico non dimenticherà facilmente il tango dei farisei, le trattative mafiose dei sommi sacerdoti che mercanteggiano il prezzo della consegna con Giuda chiacchierando amabilmente dal barbiere, le feste vuote e l’ossequio del potere di chi accetta di negare la realtà e condannare un innocente pur di non rinunciare ai privilegi acquisiti, il risuonare metallico dei colpi di martello sui chiodi, amplificato fino a riempire la piazza per rendere tutta la crudeltà innaturale della morte di croce.

Passio hominis tornerà in scena all’Aquila nei giorni della Perdonanza Celestiniana, a Roma durante l’anno del Giubileo della misericordia e a Firenze, a novembre, aprirà i lavori del quinto convegno ecclesiale nazionale.

di Silvia Guidi

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16 ottobre 2019

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