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Il sorriso della Volpe

· Un ricordo di Maria Luisa Spaziani ·

Una coincidenza, certo, ma fa un po’ impressione, a tanti anni di distanza, leggere il titolo di una poesia e sapere che è la data dell’ultimo giorno di vita di chi l’ha scritta. 

Una foto recente della poetessa torinese

Il finale di Trenta giugno non potrebbe essere più esplicito: «Bruciano e si consumano le stelle, /regna la Grande estate./Passano dentro l'ombra dei balconi/figure esauste dagli occhi lucenti./Grava sopra gli asfalti la polvere di Milano,/al chiosco dei giornali i fogli gialli/pendono come bandiere disertate./Morder l'erba vorrei. Morire un poco/(con te, senza di te) contro la terra/che aspra inonda di profumo anche/la luna piena/come quando (è certo)/lunghe notti di grilli inebriate/splenderanno di fuochi e di comete/sopra la cieca pietra che fu un giorno/Maria Luisa».

Maria Luisa Spaziani è morta nel pomeriggio del 30 giugno nella sua casa romana; era nata a Torino nel 1922. A chi scrive è accaduto di conoscerla all’inizio degli anni Novanta, a Parma, dopo la premiazione di un premio di poesia; elegante, estremamente gentile e cordiale con noi ragazzi, impazienti di conoscere il parterre de roi che componeva la giuria, ma un po’ malinconica e piuttosto silenziosa, seduta accanto ad un Attilio Bertolucci curioso di tutto e sorridente, felice di poter parlare della sua opera con ragazzi del liceo che stavano preparando l’esame di maturità ed esibivano citazioni e commenti da critici letterari in erba.

Alla domanda sul nesso misterioso che talvolta avvicina il dono della poesia a quello della profezia, la Volpe (il senhal con cui la chiamava Eugenio Montale) Maria Luisa Spaziani avrebbe probabilmente risposto con un sorriso un po’ scettico e con le parole di quella serata di mezza estate di tanti anni fa, accanto al battistero di Parma: «Ai poeti dovete credere ma fino a un certo punto, ragazzi. A Montale spesso chiedevo dove aveva visto gli alberi, i paesaggi, gli scorci di mare che riusciva a descrivere in modo così bello e incisivo nelle sue poesie. E lui mi rispondeva con uno sguardo tra l'ironico e l'intenerito: “mai visti. Mi piace il suono delle parole. Funzionano, quando le scrivo una dopo l’altra. Tutto qui”. Comunque, continuate a scrivere; è un bellissimo mezzo di locomozione, la scrittura. Non smettete di scrivere. E soprattutto di leggere».

Silvia Guidi

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20 maggio 2019

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