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Il sorriso della nonna

· Il viaggio di Papa Francesco in Romania ·

Il volto di una nonna come simbolo dell’incontro con i giovani. Può sembrare un controsenso. Non per Papa Francesco.

La nonna con la quale Francesco ha incrociato lo sguardo durante l’incontro con i giovani e le famiglie a Iaşi

Sono le 17.35 di sabato 1° giugno nell’enorme piazzale del Palazzo della Cultura a Iaşi, e il Pontefice, sulla papamobile, sta salutando le centomila persone accorse per l’incontro mariano con la gioventù e con le famiglie, appuntamento conclusivo del secondo giorno del viaggio in Romania. Improvvisamente — è stato lui stesso a raccontarlo nel discorso tenuto poco dopo — nello sventolio di bandiere e nell’ondeggiare di braccia alzate, il suo sguardo s’incrocia con quello di un’anziana signora che gli mostra sorridente e orgogliosa il suo nipotino. È un attimo, solo un attimo, ma emoziona Francesco che resta colpito da quel “sorriso di complicità” nel quale ritrova sintetizzato uno dei concetti a lui più cari: quel ponte fra le generazioni, quel prezioso nesso fra radici e futuro che dona speranza all’umanità e per il quale «i nonni sognano quando i nipoti vanno avanti, e i nipoti hanno coraggio quando prendono le radici dai nonni».

I viaggi del Papa sono anche questo, soprattutto questo: incontri personali, a tu per tu con il cuore, anche in mezzo al frastuono di una folla festante. Che siano con un grande della terra o con il più semplice dei bambini, si riempiono sempre della verità di uno sguardo e non si consumano nell’essenzialità del protocollo.

Come quando, nella stessa occasione, sceso dall’auto, Francesco è stato accolto da quattro bambini che gli hanno offerto dei fiori e poi gli si sono stretti, tutti assieme, in un unico spontaneo abbraccio. E lui, per tutta risposta, se li è presi per mano e li ha portati con sé fin sopra il palco.

Da tempo, in piazza, era iniziata una grande festa mariana — con canti, preghiere e testimonianze — guidata da padre Felix Roca, il responsabile della pastorale giovanile della diocesi di Iaşi. Centomila persone, giovani e famiglie, emozionate in attesa dell’arrivo del successore di Pietro. Un evento storico: per la prima volta un Pontefice ha raggiunto questa terra, una delle città più antiche della Romania, il centro politico, economico e culturale più importante della provincia della Moldavia.

Dietro una transenna, una famigliola non sta più nella pelle: Ramona e Gabriel, trentenni, coccolano la piccola Rebecca, due anni, mentre stanno con gli occhi incollati ai maxischermi per vedere se il Papa sta arrivando: «Sono emozionatissima — ci dice Rebecca — perché mi ricordo che da bambina con mia mamma abbiamo spesso immaginato questo giorno. Quando Giovanni Paolo II, vent’anni fa, andò a Bucarest, mia madre mi disse: “Vedrai, un giorno il Papa verrà anche a Iaşi”. In parrocchia hanno organizzato catechesi e veglie di preghiera per prepararci a quest’incontro». Poi, raccontandoci un po’ della sua vita, ci offre un particolare che la dice lunga su quell’“ecumenismo dal basso” che ha tanto da insegnare alla Chiesa gerarchica: «Io sono cattolica, Gabriel è ortodosso. Ma non è difficile. È normale: ci amiamo».

Non lontano da loro c’è una coppia di fidanzati. Hanno viaggiato per rispondere all’appuntamento col Papa: sono arrivati da Chişinău, la capitale della Repubblica di Moldavia. Elena ed Eduard, lei moldava, lui romeno. Elena ha gli occhi che brillano e cerca di racchiudere in alcune parole i sentimenti che ha nel cuore: «Gioia, pace, amore, speranza», e poi aggiunge: «Siamo venuti qui per stare vicini al Papa, ma in verità siamo sempre insieme nella preghiera, perché lui è il padre di tutti, e noi tutti siamo la Chiesa».

Infine Bianca, una giovane arrivata da Galati, città vicino alla frontiera con la Moldavia e l’Ucraina. Con un sillogismo disarmante esprime il sentimento che probabilmente è della maggior parte delle persone presenti: «Se il Papa è arrivato fino a qui, per noi, vuol dire che ogni persona è importante».

Sarà forse stato un caso, ma dopo la pioggia e le nuvole di venerdì e della mattina di sabato al santuario di Şumuleu Ciuc, le prime ore calde di sole dal suo arrivo in Romania, Francesco le ha vissute proprio durante questo incontro che aveva tanto il sapore di futuro. Il grande palco bianco che fronteggiava la piazza aveva disegnata al centro una croce nella quale, però, l’immagine di Gesù era quella del risorto, vivo. Il coro — oltre 200 elementi tra cantori e musicisti — era composto dall’unione di sei compagini provenienti dal seminario, dalla cattedrale e dalle parrocchie della diocesi.

Dopo il giro attraverso la folla, il Pontefice è salito sul palco e qui, innanzi tutto, ha reso omaggio a Maria fermandosi a pregare e lasciando dei fiori davanti all’icona della Vergine di Cacica. Accolto il saluto del vescovo di Iaşi, monsignor Petru Gherghel, il Pontefice ha ascoltato le testimonianze di un giovane e di una famiglia, quindi, dopo un canto e una lettura biblica, ha rivolto ai presenti il suo discorso in italiano con le traduzioni in simultanea che scorrevano sui maxischermi. E, nell’anno in cui Iaşi è stata proclamata capitale nazionale della gioventù, a conclusione dell’incontro, Francesco ha compiuto un atto di affidamento dei giovani e delle famiglie alla Vergine Maria.

Il Papa era giunto a Iaşi nel pomeriggio, proveniente dalla casa Jakab Antal Ház vicina al santuario di Şumuleo Ciuc. Trasferitosi in elicottero a Târgu Mureş, ha di qui raggiunto in aereo la città moldava. All’aeroporto Francesco è stato accolto dal vescovo di Iaşi, dal sindaco della città, dal presidente della Regione e dal prefetto. Quindi si è recato in auto alla moderna cattedrale di Santa Maria Regina.

Costruita tra il 1993 e il 2005, ha i tratti architettonici di una grande corona. All’ingresso il vescovo gli ha porto il crocifisso, con il quale Francesco ha benedetto la folla. All'interno, poi, il parroco con una famiglia ha consegnato al Pontefice l’acqua benedetta per l’aspersione dei numerosi fedeli. Entrato in chiesa, dopo aver salutato bambini e malati, il Papa si è fermato davanti all’altare e, ricevuta una candela da un anziano sacerdote e da un giovane diacono, l’ha deposta davanti alle reliquie del beato Anton Durcovici, vescovo di Iaşi e martire nel 1951. Ha quindi rivolto ai presenti un saluto a braccio ringraziando in particolare i malati per la testimonianza data nel portare avanti la malattia «offrendola al Signore». Ha quindi recitato un’Ave Maria e impartito la benedizione.

Al termine della breve visita Francesco, prima di salire sulle papamobile, ha benedetto una statua di marmo raffigurante Gesù redentore e una pietra che segnala il Cammino di Compostela in Romania.

dal nostro inviato
Maurizio Fontana

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12 novembre 2019

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