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Lessico della memoria

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Pubblichiamo uno stralcio del libro Non mi lasciare. Breve viaggio nell’universo della memoria (Torino, Lindau, 2017, pagine 115, euro 12) del nostro collaboratore, lo scrittore torinese Oddone Camerana.

La fase di scrittura come terapia mnemotecnica si è avviata un giorno in cui, immerso nelle considerazioni su come salvare i miei ricordi, ne fui distolto dal suono del mio cellulare. Era mia figlia Flavia che mi suggeriva di raggiungere la sua bambina di quattro anni, Marta, nel parco giochi di strada Mongreno dove si trovava insieme alla baby sitter.

Abba, «Lo smemorato»  (2016, particolare)

Erano circa le sedici e terminata la telefonata nel corso della quale avevo accettato la proposta, avevo cominciato ad attivarmi per eseguire le incombenze previste prima di uscire di casa e raggiungere mia figlia in auto. Può sembrare esagerato, ma anche una cosa semplice come quella di uscire di casa, per chi è soggetto alle crisi di panico per un nonnulla quale ero (diventato) io, significava contrastare l’ansia completando rigorosamente tutte le operazioni previste: chiudere gli scuri di tutte le dieci finestre per poter inserire l’antifurto, indossare i pantaloni al posto della tuta, infilare le scarpe, prendere il portafoglio e le chiavi di casa senza dimenticare quelle dell’appartamento di Flavia che avrei dovuto consegnare alla baby sitter di Marta che peraltro conoscevo solo di nome, Alessia.

Intanto il tempo passava e la situazione meteorologica peggiorava molto velocemente. Sicché quando mi misi al volante dell’auto si era messo a piovere e, alla fretta di raggiungere Marta e Alessia al più presto possibile, si aggiungeva l’ansia di porre una particolare attenzione nella guida, necessaria a non rischiare un incidente.

Col respiro reso affannato dall’ansia non sapevo che fare e mi guardavo intorno smarrito quando a un tratto vidi qualcosa del tutto imprevista. Erano gli occhi di Marta che, a oltre dieci metri di distanza da dove ero seduto, al riparo nella mia auto, mi guardavano sorridenti. Era lei che in braccio ad Alessia e armata di un ombrellino, indicava la mia auto che aveva riconosciuto.

Per uno smemorato come me, in preda al panico e privo in quel momento di qualsiasi elemento per riconoscere mia nipote o esserne riconosciuto, fu una bella prova, ma lo scintillio negli occhi di Marta aveva assunto i requisiti per imprimersi nella mia memoria come un particolare indimenticabile.

In aggiunta a questa pratica di registrazione attivata dall’episodio di Marta sotto la pioggia e messa in atto per contrastare l’azione del mostro che mi stava divorando, avevo adottato un’ulteriore serie di misure difensive. Misure di minore portata ma non meno efficaci nei risultati, che di lì in avanti connotarono il mio comportamento con l’etichetta dello smemorato, tanto da dare corpo a un genere di vita che non ho timore di definire come «vita da smemorato», posto che fra le tante forme di smemoratezza c’è quella di chi tiene, compila, redige, aggiorna a scopo mnemonico e letteralmente vive al riparo delle liste di cose da fare e ricordare (che tuttavia qualche volta dimentica da qualche parte).

Poche cose danno soddisfazione allo smemorato come quella di tracciare un segno di spunta sulle singole voci di una lista a mano a mano che vengono eseguite. Sennonché la volta in cui, secondo l’elenco del giorno, avevo fotocopiato il mio testamento e mi gustavo il piacere di aver assolto quella voce e di poterla cancellare, era successo che, mentre uscivo dalla copisteria, tutto preso da questi pensieri, avevo rischiato di essere travolto dal tram, che non avevo visto arrivare.

In materia di liste segnalo l’articolo di Roberta Scorranese, comparso sul «Corriere della Sera» del 2 gennaio 2015, e di cui cito il seguente passo: «La compilazione, la formula sintetica dell’elenco è adatta al nostro tempo. Ci semplifica la vita, ci aiuta a organizzarci, ma va anche oltre: è una sorta di memoria aggiuntiva, in un’epoca in cui siamo letteralmente sopraffatti dalle informazioni, dalle cose da ricordare, dai consigli».

 di Oddone Camerana

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26 agosto 2019

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