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Il sogno esotico della giovanissima Italia

· «La Civiltà Cattolica» ricorda il centenario della morte di Emilio Salgari ·

Salgari e Verne. Un binomio comune e talora quasi scontato tra le letture dei ragazzi di una volta, eppure che divario tra i due! Lo ricorda il gesuita Ferdinando Castelli sull’ultimo quaderno de «La Civiltà Cattolica» ricordando il centenario della tragica morte del padre di Sandokan e del Corsaro nero.

«I miti non soltanto affascinano, ma diventano modelli di vita. Su questo sfondo è possibile cogliere la differenza tra Emilio Salgari e Jules Verne, da alcuni indicato come suo ispiratore. Se tra i due scrittori è possibile notare punti di convergenza nello schema dei loro romanzi, l’ispirazione di fondo è diversa. Verne — si pensi a Ventimila leghe sotto i mari — è lento, minuzioso, ha una fantasia prevalentemente scientifica, abbonda di dissertazioni desunte da manuali di scienza; Salgari è rapido, approssimativo, turbinoso; i romanzi di Verne rivelano un impegno didascalico, quelli di Salgari l’ebbrezza del narrare, Verne rappresenta la civiltà industriale in espansione, Salgari appartiene a una cultura piuttosto chiusa, che cerca nell’avventura una possibilità di evasione e di affermazione. Il fascino dell’ignoto — sottolinea Castelli — e l’avventurarsi in esso alla ricerca di scoperte e di superamento del limite accomuna i due narratori».

Meno ancora — ricorda Castelli — Salgari è accostabile a scrittori inglesi e americani quali Herman Melville, Rudyard Kipling, George Wells, Jack London. Autori che Salgari conosceva e ammirava ma con i quali ha in comune solo gli sfondi avventurosi per terra e per mare. «Ma Salgari non ha l’allegorismo di Melville, non condivide la difesa della funzione civilizzatrice dell’India da parte dell’impero inglese propugnata da Kipling, né ha la sua forza poetica; non conosce l’esaltazione visionaria e apocalittica di Wells, non dispone del bagaglio culturale di London, ereditato dal socialismo e dal naturalismo. Salgari è soprattutto frenesia immaginativa e descrittiva su sfondi esotici ed ebbrezza di ardimento».

Sul rapporto tra Verne e Salgari, Castelli cita anche Giovanni Spadolini che nel suo Autunno del Risorgimento osserva che nel paragone con Verne quasi tutti optarono per lo scrittore francese: ed era logico. Ma dimenticano un fatto importante: che Salgari si lega, più che alla storia letteraria, a quella del costume italiano».

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