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Sogno e profezia

Famiglie e bambini sono stati al centro dell’attenzione di Francesco nel primo giorno nelleFilippine. Aperta dalla visita al presidente, la giornata a Manila si è infatti chiusa con l’incontro delle famiglie, confermando ai filippini che davvero Bergoglio è The people’s pope, come ha titolato a tutta pagina il quotidiano “The Philippine Star”, forse senza dar prova di originalità ma certamente cogliendo nel segno. E la spiegazione è semplice: la gente sente vicino il Papa perché da lui ascolta parole che vanno al cuore, e innanzi tutto quelle scelte come motto di questa visita nel Paese dove vive la maggioranza dei cattolici in Asia: misericordia e compassione.

Una visita che è innanzitutto pastorale, come ha detto nel palazzo presidenziale il Pontefice all’inizio di un discorso che è stato un forte richiamo all’urgenza di uno sviluppo umano integrale. Lo ha mostrato la commovente solidarietà dopo il tremendo tifone Yolanda. Ma i politici devono distinguersi «per onestà, integrità e responsabilità» e rifiutare ogni corruzione per ascoltare «la voce dei poveri» ha detto Francesco. Concetti che ha richiamato anche nell’omelia in cattedrale, quando ha esortato i cattolici filippini a promuovere «circoli di onestà» per servire e trasformare la società.

E un esempio chiarissimo di quello che la Chiesa sta facendo per i più poveri nella metropoli filippina è venuto subito dopo, perché il Papa ha voluto aggiungere al programma una breve toccante visita alla fondazione Tulay ng Kabataan, che da quasi vent’anni raccoglie e protegge le bambine e i bambini di strada. “Oggi mi sono commosso tantissimo dopo la messa, quando ho visitato questa casa di bambini soli, senza famiglia” ha poi confidato il Pontefice alle migliaia di famiglie riunite per ascoltarlo, e ha esclamato: “Questo significa portare avanti, profeticamente, il significato di una famiglia”.

A Francesco la famiglia e la sua profezia stanno a cuore. E lo si è visto appunto nello straordinario incontro organizzato dai vescovi filippini. Anche qui il Papa ha voluto innanzi tutto salutare i più anziani e malati, come aveva fatto in cattedrale scendendo dall’altare per dar loro l’abbraccio di pace. Ascoltate poi le testimonianze di tre famiglie poste di fronte alla povertà, alla separazione per la necessità di trovare lavoro in Paesi lontani, alla malattia, il Pontefice ha commentato, improvvisando a lungo in spagnolo, il racconto evangelico della fuga in Egitto della Sacra famiglia.

Usando come chiave di lettura Giuseppe, l’uomo dei sogni che porta in salvo il piccolo Gesù e sua madre: “Non è possibile una famiglia senza il sogno. Quando in una famiglia si perde la capacità di sognare, i bambini non crescono e l’amore non cresce, la vita si affievolisce e si spegne” ha detto Francesco, che poi a braccio ha inserito nel discorso una difesa netta dell’enciclica Humanae vitae di Papa Montini: “Ebbe il coraggio di difendere l’apertura alla vita nella famiglia” e, avvertendo il pericolo delle colonizzazioni ideologiche, “guardò i popoli della Terra, e vide questa minaccia della distruzione della famiglia per la mancanza dei figli. Paolo VI era coraggioso, era un buon pastore e mise in guardia le sue pecore dai lupi in arrivo”.

g.m.v.

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